La nuova Legge cave e la trachite Euganea

Il 13 marzo il Consiglio Regionale ha approvato la nuova legge sulle attività di cava. La legge consente,  in deroga alla storica legge 1097 del ’71, di prorogare l’estrazione di trachite da taglio attraverso lo scavo in galleria per alcune cave attualmente attive nei Colli Euganei.
Pubblichiamo, in merito, il commento di Gianni Sandon.

UNA LUCE IN FONDO … ALLA GALLERIA!

I Colli sono forse l’unica area del Veneto dove non ci sono più cave. E questo non per merito della Regione, ma di una legge del Parlamento, la legge Romanato del 1971. La Regione, da parte sua, non è invece ancora riuscita (e non dal 1982, come tutti continuano a dire, ma dal 1975) a dotarsi di un Piano Cave: da 43 anni quindi!!
Per l’esattezza sui Colli sono ancora in attività le ultime 4/5 cave, tutte di trachite da taglio, che dovrebbero chiudere definitivamente entro 5 anni.
A questa scadenza, a non voler essere ciechi, un problema serio si porrà: ci sarà ancora bisogno, in particolare per qualificati interventi nei nostri centri storici, di limitate quantità di questo materiale “nobile”? Se si risponde di si, chiaro che bisogna anche pensare, e meglio farlo per tempo, a come soddisfare a questa richiesta. L’unica soluzione finora prospettabile era quella di pensare a proroghe controllate alle escavazioni attuali a cielo aperto.
La proposta del tutto innovativa di proseguire solo con scavi in galleria apre evidentemente una prospettiva più convincente. E ci sono almeno un paio di condizioni al contorno che obiettivamente attenuano i possibili pericoli. La prima è che la proposta non riguarda assolutamente la riapertura di cave chiuse o addirittura l’apertura di nuove: lo impedisce ineludibilmente la 1097. E neanche si può pensare che si possano scavare e commercializzare grandi quantità di materiale: già adesso, attraverso i progetti, le quantità sono stabilite ed è obbligatorio che il materiale non lavorato resti nei piazzali di cava per le ricomposizioni. Per carità, ci si può opporre anche a questa “sperimentazione” (che comunque dovrà passare per una variante al Piano Cave), ma lo si motivi nel merito, non ingigantendo assurdamente il problema. Che un paio di cave (perchè di questo probabilmente si tratterà) possano proseguire in modo controllato e per un periodo stabilito solo scavando in galleria non rappresenta certo una disfatta. Magari se ne approfitti invece per approfondire nel frattempo la ricerca di possibili alternative all’uso della trachite nei progetti edilizi: qualche tecnico sostiene che questo sia possibile. Così in tempi non lunghi l’escavazione anche di questo materiale, specialmente se molto onerosa, si esaurirà “naturalmente”.
Mi spiazza alquanto, lo devo pur dire, dover essere io a fare queste considerazioni, quando magari potrei invece brindare alla prospettiva di veder finalmente chiusa quella battaglia iniziata nel dicembre del 1968, cioè esattamente 50 anni fa (quando nei Colli di cave freneticamente in attività ce n’erano una ottantina)!

Gianni Sandon

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