I PFAS trasformati in affare: il caso della discarica di Sant’Urbano

Se si smaltiscono i fanghi della Miteni, non ci si può meravigliare se poi si ritrovano i PFAS nel percolato. Gea srl propone quindi un impianto per trattare il percolato, in cambio di un aumento della tariffa di conferimento dei rifiuti e di un ampliamento della discarica. E’ quanto sta accadendo a Sant’Urbano (PD) nel silenzio complice delle amministrazioni. 

thumbnail of Relazione Tecnica II Semestre 2016 Discarica SU

Non è stata data grande rilevanza, ma è appurato dalla documentazione che decine di migliaia di tonnellate di fanghi provenienti dalla Miteni di Trissino, sono finite nella discarica di Sant’Urbano. Sotto il codice «070712» ovvero «fanghi prodotti dal trattamento in loco degli effluenti», la Miteni nel solo 2016 avrebbe conferito in discarica ben 360 t di questi fanghi. A maggio di quest’anno, il Comune di Sant’urbano è stato inserito nella mappa dei comuni veneti a rischio Pfas.


Nello stesso mese la ditta GEA srl che gestisce la discarica tattica regionale di Sant’Urbano, ha trasmesso a tutte le autorità competenti la comunicazione di una “modifica non sostanziale” per la realizzazione di un impianto per il trattamento del percolato e l’abbattimento dei PFAS. Il dato è emerso solo grazie ad un accesso agli atti del Consigliere Regionale Piero Ruzzante di Liberi e Uguali.

Il tutto nasce da una nota della Regione Veneto del 15-11-2017 con gli indirizzi relativi al controllo e al monitoraggio delle discariche per la sorveglianza dei PFAS, poiché la presenza di sostanze perfluoroalchiliche è stata registrata nel percolato di 47 delle 56 discariche analizzate nel Veneto.

Prontamente GEA srl si è attivata per proporre un impianto con un sistema di trattamento ad osmosi inversa (separazione delle sostanze organiche da quelle inorganiche) del percolato, al fine di ottenere l’abbattimento dei PFAS.

Per evitare il percorso di Valutazione di Impatto Ambientale, della pubblicizzazione e delle osservazioni, si sta cercando di far passare il tutto come “modifica non sostanziale”, asserendo che il progetto non produce effetti  negativi e significativi sull’ambiente. Si sostiene che ci sarà un bassissimo impatto in atmosfera e oltre 20.000 mc all’anno di acqua depurata che sarà sversata nell’attiguo scolo Frattesina o riutilizzata nelle attività collegate alla gestione della discarica. Il concentrato derivato da questo trattamento potrebbe poi finire ad impianti di combustione esterni o riutilizzato ai fini di produzione del biogas.

La motivazione di questo impianto si basa sul presupposto di evitare il conferimento all’esterno del liquido che comporta all’incirca 850 trasporti ogni anno, e data l’assenza d’impianti di questo tipo in tutta la Regione Veneto, possibili destinazioni anche estere.

Per quanto concerne i costi di trattamento e gestione (anche nella fase post operativa della discarica, stimata in 30 anni), potrebbero rientrare con un aumento della tariffa di conferimento rifiuti e una valorizzazione della capacità impiantistica della discarica.

ITER

Ora la valutazione di questo progetto sta avvenendo nella totale assenza di partecipazione pubblica, perché alle riunioni istruttorie finora convocate dalla Regione Veneto, hanno partecipato solo la Provincia di Padova, il Comune di Sant’Urbano, Arpav, USSL 6 Euganea ed esperti delle Università di Padova e Verona, oltre che ai tecnici e responsabili GEA srl. Nel frattempo è giunto anche il parere positivo della Commissione Tecnica consultiva della Discarica.

Ora, dopo la presentazione della documentazione integrativa richiesta, potrebbero avviarsi presto anche i lavori di realizzazione di un impianto, che si prevede possa entrare in funzione entro febbraio 2019.

Tutta questa discrezione e la mancata pubblicizzazione del progetto non possono che destare apprensione e sconcerto. Troppi i nodi da chiarire e troppo serie le scelte che si stanno operando in assoluta segretezza.

Emerge chiaramente il rischio concreto che in questo impianto (unico nella Regione) finisca poi tutto il percolato delle discariche regionali e non solo. La contropartita richiesta comporta un aumento delle tariffe di conferimento e quanto preoccupa maggiormente, un ampliamento mascherato della discarica. Tentativo da sempre perseguito dalla GEA e che sembra trovare accoglienza favorevole nei vari soggetti pubblici.

Non accetteremo passivamente quest’operazione e chiediamo fin da subito una sospensione dell’iter, una presentazione pubblica del progetto, la possibilità per i cittadini di conoscere e fare osservazioni, la possibilità per la collettività di decidere su quest’aumento delle tariffe ma soprattutto sul ventilato aumento della discarica.

Gazzettino 07-08-2018
Mattino di Padova 07-08-2018

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