Incredibile ritardo dei “Piani di gestione” per le aree della rete natura 2000

Risale a 24 anni fa la direttiva “Habitat” della Commissione Europea. Un intervento di Gianni Sandon ricostruisce l’iter travagliato delle misure di conservazione che la Regione Veneto avrebbe dovuto adottare, in un intreccio di incarichi, impegni e procedure d’infrazione.

SUL DECENNALE RITARDO DEI “PIANI DI GESTIONE” PER LE AREE DELLA RETE NATURA 2000

Dal 1992 è passato quasi un quarto di secolo. Risale a questa data la direttiva 92/43, detta “Habitat”, della Commissione Europea, direttiva che tra l’altro prevede che per le aree classificate ZPS (zone di protezione speciale, parte integrante della rete Natura 2000), vengano adottati, come particolari misure di conservazione, degli appropriati “piani di gestione”.

E’ del recentissimo 1.12.2015 una delibera della Giunta regionale, la n. 1761, che approva l’iter per l’adozione e l’approvazione proprio delle misure di conservazione previste dall’art. 4 della direttiva del ’92. Provvedimento adottato sotto la minaccia della procedura di infrazione 2015/2163 avviata dalla Commissione Europea.

Ma cosa è successo nel quarto di secolo che intercorre tra le due date? Impossibile descriverlo (anche se sarebbe istruttivo farlo), tale è l’intricato e confuso intrecciarsi di provvedimenti e controprovvedimenti sviluppatisi in tutti questi anni.

E’ successo anche, peraltro sempre sotto l’incalzare di procedure di infrazione, che nel 2006/2007 la Regione abbia già avviato l’iter per dotare le proprie zone di protezione speciale dei “piani di gestione” previsti dalla direttiva del ’92.

E così anche il Parco dei Colli Euganei nel 2009/2010 ha affrontato questo “obbligo”. Dopo tutta una serie di incarichi (anche all’Università di Padova), di incontri pubblici, di stesure, correzioni, osservazioni, il 10.5.2010 il Piano (sul quale, nel merito, molto ci sarebbe da dire) è stato portato in Consiglio del Parco. Poi, per una specie di valutazione preliminare, il tutto è stato trasmesso alla Regione.

Come averlo sepolto! Da allora non se ne è saputo più niente! Come per gli altri del Veneto, oltre una trentina, per la redazione dei quali, detto per inciso, la stessa Regione aveva stanziato con delibera 4572 del 2007 ben 1,5 milioni di euro.
Una recente vicenda ha fatto capire l’importanza concreta di questo piano per le normali attività dei cittadini.

Proprio la sua mancanza aveva comportato, secondo la delibera regionale 2299 del dicembre 2014, l’obbligo da parte del Parco di richiedere ai residenti una sproporzionata e onerosa “valutazione di incidenza ambientale” anche per i consueti, modesti tagli boschivi. Obbligo imposto da uffici che evidentemente non sapevano che altri uffici avevano bloccato i piani di gestione (blocco favorito anche, a dire il vero, tanto per non farci mancare niente, da una pronuncia di incostituzionalità arrivata nel dicembre 2009 relativamente ad alcuni aspetti dell’iter previsto dalla Regione).

Questa assurda situazione è stata aggirata con uno dei soliti stratagemmi all’italiana: con una delibera ad hoc del dicembre scorso scorso la Giunta regionale ha introdotto una deroga “provvisoria” alla sua precedente delibera del 2014.

Ora con la delibera 1761, citata all’inizio, si riparte coi piani di gestione. Ai fini della chiusura della procedura d’infrazione tale iter dovrebbe concludersi entro il prossimo 31 maggio.

Chi è pronto a scommettere che per l’ennesima volta l’impegno sarà disatteso? Chissà che almeno la vicenda venga seguita con un po’ più di attenzione generale di quanto non sia avvenuto finora.

Gianni Sandon – consigliere Ente Parco Colli EuganeiSentieri-dei-Colli-Euganei 2

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

code