L’aria di Monselice ammorbata da odori acri. E dati e centralina non arrivano!

Il 15 dicembre 2015  Arpav annunciava l’apertura di una campagna di monitoraggio, tramite una centralina mobile, nel comune di Monselice. La notizia era poi stata diffusa, tramite i giornali locali, dall’assessore all’ambiente Giorgia Bedin.

I controlli, richiesti dal Comune, avevano lo scopo di verificare l’eventuale contributo inquinante del cementificio di Monselice monitorando i principali inquinanti: SO2, NOX, NO, NO2, CO, O3, PM10, PM2.5, Benzene, Metalli e IPA.

Dei dati rilevati dalla centralina mobile durante la campagna invernale, che dovrebbero trovarsi nella specifica pagina del sito dell’Arpav, non vi è traccia.

Il 22 marzo 2016 è partita la seconda campagna di indagine, durata 44 giorni, della quale quindi sembra utopistico avere già i risultati.

Anche la centralina fissa, che doveva essere installata in via Madre Teresa di Calcutta, per la quale già lo scorso aprile 2015 sembrava che non ci fossero più ostacoli non è stata ancora realizzata. Sono stati completati i lavori edili di recinzione e fondazione, ma la centralina non è ancora arrivata.

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Non è quindi possibile avere informazioni sulla qualità dell’aria a Monselice e gli unici dati disponibili sulle emissioni sono quelli forniti dalla Cementeria stessa.

Nel frattempo la Cementeria di Monselice continua, sia pure con le interruzioni dovute alla stagnazione del mercato del cemento, a produrre clinker utilizzando rifiuti (non sappiamo in che quantità ma l’autorizzazione ottenuta dalla Provincia prevede un massimo di 225.000 tonnellate l’anno).

Lo scorso 8 luglio la Cementeria ha comunicato al Comune il riavvio dei forni, dopo il fermo di alcuni giorni dovuto ad un guasto. I cittadini di Monselice hanno subito avvertito “odori acri” provenire dalla Cementeria, che forse trovano spiegazione nell’elevata emissione di ammoniaca riscontrabile dai dati sulle emissioni:

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Certo occorre fermarsi all’ambito delle ipotesi perché, oltre a non avere i dati delle centraline, che fornirebbero dati più completi rispetto a quelli essenziali che dà la cementeria, non sappiamo nemmeno se ARPAV abbia compiuto l’ispezione ambientale che aveva garantito di fare nell’anno 2015. Una delle uniche tre ispezioni – per inciso – previste per tutta la durata della validità (dal 2013 al 2021) dell’autorizzazione a utilizzare rifiuti nel processo produttivo.

Nonostante anni di segnalazioni, convegni, documenti, i nostri amministratori non vogliono recepire di aver a che fare con un impianto insalubre di prima classe, collocato a ridosso del centro abitato. Un impianto che emette inquinanti decine di volte superiori a quelli di un inceneritore. Chi è responsabile della salute dei cittadini dovrebbe agire concretamente. Ma in questo paese le cose vanno in modo diverso!

Comitato popolare “Lasciateci Respirare”

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