Riflessioni sull’esperienza di mobilitazione a Monselice contro il CSS

Paolo De Marchi che ha partecipato attivamente a tutte le iniziative contro l’utilizzo di rifiuti (CSS-C) nei forni della cementeria di Monselice, analizza alcuni aspetti di una mobilitazione storica, capace di coinvolgere larghi strati della popolazione. Un Movimento in difesa della salute e di un intero territorio, che non intende più arretrare…

L’esperienza maturata in questi mesi dal Movimento civico “Cambiamo Aria”, attraverso una serie impressionante e montante di mobilitazioni che hanno ottenuto l’annullamento da parte della Provincia dell’autorizzazione del progetto della Cementizillo di incenerire nel proprio impianto CSS-C al fianco (e in parte in sostituzione) dell’attuale combustibile PET-COKE, merita una riflessione.

Questa esperienza di lotta collettiva ha messo immediatamente a nudo, grazie alle modalità organizzative adottate e attraverso le tappe più significative della mobilitazione, lo scarto esistente tra una prassi e un’idea di democrazia formale, fatta di regolamenti e riti procedurali, che si rappresenta ormai come una forma autoritaria e oligarchica di democrazia “dei pochi per gli interessi di pochi” e, contrapposta, la rappresentazione concreta di una democrazia diretta, partecipata dal basso, “di tutti per il bene comune di tutti”.

La prima, l’espressione di democrazia formale nella versione decisionista della Giunta comunale di Monselice, forte delle regole consolidate, dei recinti regolamentari in cui richiudere dibattito e dialettica tra maggioranza e minoranza in Consiglio comunale e dei tavoli istituzionali e tecnici volti a legittimare le decisioni prese apparentemente da organismi terzi, durante il corso di questo ciclo di lotte ha evidenziato e confermato la crisi profonda che attanaglia questa idea della rappresentanza svuotata del rapporto diretto e stretto con la cittadinanza che, come nel caso in questione, concepisce come unico legittimo luogo di discussione e partecipazione la riunione di Giunta e/o il Consiglio comunale, quest’ultimo, per altro, come momento di semplice rettifica di decisioni prese altrove, in ambiti ristretti, spesso ancor più ristretti della stessa riunione di Giunta, influenzati e/o in dialettica esclusiva, di volta in volta, con i portatori forti d’interessi economici privati.

La seconda, l’espressione di democrazia diretta e partecipata, durante questa esperienza, proprio attraverso la creazione di un ambito assembleare di discussione trasparente e pubblico e grazie ad iniziative condivise e massificate ha scardinato il meccanismo decisionista sopra descritto, creando in questo modo reti di ascolto-discussione-consenso sempre più ampie che hanno permesso il coinvolgimento di moltissimi cittadini e cittadine, creato un ambiente favorevole alla mobilitazione e favorito la messa a disposizione della lotta e, in ultima istanza, della stessa cittadinanza, di competenze e saperi condivisi in grado di smascherare l’inganno degli organismi tecnici supposti super partes deputati alla decisione nel merito del progetto, di fornire supporto giuridico utile alla lotta e, non meno importante, di delineare una prospettiva alternativa sostenibile per il futuro del Paese.

La valenza di questa esperienza che, ricordiamo, è ancora in corso s’inscrive, quindi, nell’albo delle lotte sociali e ambientali che, come l’esperienza storica dei valligiani della Val di Susa contro la TAV per stare all’esempio più longevo e conosciuto, hanno messo al centro del loro agire il bene comune rappresentato, nel caso specifico, dalla qualità della vita e della salute di una comunità che ha travalicato i confini geografici del Municipio di Monselice per abbracciare l’intero territorio contermine.

Entrando nel concreto dell’esperienza del Movimento civico “Cambiamo Aria”, la scelta fatta sin dal primo momento da molti dei partecipanti all’assemblea organizzativa cittadina di rinunciare alla propria identità di appartenenza politica o sociale per sposare quella collettiva in un momento largo di discussione-organizzazione-decisione orizzontale e dal basso, ha garantito da subito una partecipazione aperta e ampia di cittadini e cittadine – le assemblee settimanali non hanno mai visto una partecipazione minore alle 150/200 persone – e favorito un’ampia assunzione di corresponsabilità che ha arricchito il movimento di molteplici capacità, competenze, relazioni sociali dispiegatesi nel lavoro d’informazione, di aggregazione, di costruzione delle mobilitazioni, di conoscenze e condivisione degli argomenti tecnici e giuridici necessari a controbattere le tesi, rivelatesi farlocche, di Cementizillo e sostenute dalla pletora di amministratori ed esperti tecnici.

Questo passaggio ha garantito che tutte le proposte maturate nell’ambito delle assemblee settimanali assumessero un carattere di massa, che la consapevolezza della cittadinanza si rivelasse, di giorno in giorno, sempre maggiore – si pensi alla quantità di lenzuola con la scritta “NO CSS” esposte sin dai primi giorni delle mobilitazioni dai davanzali e dalle finestre delle abitazioni di Monselice e come questa forma di protesta continui a persistere a distanza di più di tre mesi dall’inizio della vicenda – che le mobilitazioni, non solo fossero arricchite da una grande partecipazione ma fornissero a quanti vi parteciparono un senso nuovo di comunità che non si era mai verificato sinora in Paese, anche quando, in passato, altre lotte ambientali e sociali avevano ottenuto risultati positivi (pensiamo agli esempi delle iniziative che hanno portato al ritiro del progetto di “ascensore della Rocca”, alle mobilitazioni per bloccare l’incenerimento di scarti da copertoni nell’Italcementi e a quelle contro il progetto Revamping sempre all’Italcementi o, infine, alla messa in mora della Cementeria Radici durante la vicenda “odori acri”).

Un senso di comunità che non a caso è stato sottolineato da diversi interventi durante l’ultima assemblea cittadina prima delle vacanze natalizie e che ha saputo dare senso all’impegno profuso dai/dalle singoli/e, infondere speranza e soddisfazione per aver partecipato ed essere stati protagonisti e partecipi di qualcosa che univa, che legava tanti, diversi tra loro e che nella lotta si sono conosciuti, frequentati, apprezzati, in un progetto alternativo alla condizione attuale e ai rischi futuri per la salute; un’esperienza quindi in grado di arricchire individualmente e collettivamente.

I fautori del decisionismo dall’alto, svolto in “segrete stanze”, sono stati travolti proprio da questi contenuti della mobilitazione. Per la verità l’irruzione di massa del Movimento civico al primo consiglio comunale, chiamato a discutere sulla posizione che l’Amministrazione comunale avrebbe dovuto assumere nella ormai prossima riunione della Commissione Tecnica Provinciale Ambiente (CTPA), ha sì stordito e preoccupato il Sindaco e la maggioranza ma questi erano ancora convinti che quanto già deciso in altra sede sarebbe bastato a sgonfiare la protesta.

I cittadini però non hanno dimenticato come tutto fosse già stato apparecchiato mesi prima con le telefonate tra l’assessore Mamprin e un alto dirigente della Cementizillo in merito alla vicenda; con la consegna del silenzio ai collaboratori politici da parte del Sindaco sul progetto presentato da Zillo; con la “complice” velocità con cui la Commissione VIA provinciale, l’ARPAV e la stessa CTPA nel pre-confezionare il parere positivo al progetto già prima della scadenza ufficiale della riunione decisionale.

Il “teatrino” fornito al pubblico dal Presidente della CTPA e dal Sindaco sulla disponibilità ad una breve sospensione della decisione in sede provinciale per acquisire nuovi approfondimenti e il gioco furbesco del Sindaco di votare qualsiasi documento contrario al CSS convinto di aver già in tasca la decisione nel merito a favore del progetto Zillo da parte della commissione provinciale, sembravano a questi sufficienti a risolvere la questione con una semplice caduta di consenso recuperabile nel tempo.

Non avendo capito la novità assunta dalla protesta, i decisori politici del progetto si sono trovati, perciò, ad affrontare senza difese preconfezionate una serie impressionante di mobilitazioni: comizio in piazza di migliaia di persone replicato da altre migliaia in corteo qualche giorno dopo; interruzione di centinaia di cittadini dei consigli comunali sino alla decisione di occuparne la sala consigliare sino all’ottenimento di un’interlocuzione diretta tramite telefonata in viva voce del Prefetto con il Movimento che ha, di fatto, precipitato gli eventi verso la sospensione e poi l’annullamento da parte della Provincia del progetto di Cementizillo.

Anche i consiglieri di minoranza sono stati travolti loro malgrado dalla crisi del funzionamento formale del Consiglio comunale e dall’impazzimento delle procedure istituzionali di decisione. Questi, pur avendo in diverso modo partecipato alla nascita e alle prime iniziative del Movimento civico, apparentemente condividendo la messa da parte della propria appartenenza partitica a favore dell’orizzontalità della proposta fondativa dello stesso, sono andati in crisi proprio nel momento più alto della mobilitazione, cioè durante e subito dopo la seduta del consiglio comunale in cui si è data l’interlocuzione diretta tra Movimento e Prefetto.

Alcuni hanno sentito persino la necessità di prendere le distanze dal Movimento, ipotizzando regie occulte dietro le quinte della mobilitazione popolare; tutti, comunque, si sono defilati dalle assemblee plenarie ricercando ognuno percorsi propri, di partito, che ridessero loro il ruolo istituzionale in un Consiglio comunale delegittimato dalla lotta, fornendo, si spera inconsapevolmente, al Sindaco e alla maggioranza un insperato aiuto a ripristinarne la funzione. Operazione che, a tutt’oggi, non ha sortito significativi effetti in tal senso se non fornito un involontario respiro ad un Sindaco sino a qui alle corde e ad una maggioranza consiliare pesantemente delegittimata.

Cosa è mancato ai consiglieri di minoranza, specie a quelli dimostratisi per un tratto più vicini al Movimento civico? E’ mancata la consapevolezza dell’originalità dell’esperienza che andava sviluppandosi e quanto questa fosse in grado di mettere in pratica, nel concreto, il concetto di democrazia partecipata; un concetto questo che troppo spesso viene citato a vanvera da esponenti politici che vi alludono esclusivamente come semplice sostegno popolare all’azione di partito, che deve rimanere funzione separata, anche quando si richiamano ad ipotetiche “cittadinanze” più o meno attive che dovrebbero esprimersi solo quando e se chiamate al voto e non come esperienza ricca in sé.

Di conseguenza non hanno saputo stare al passo della discussione orizzontale e delle modalità con cui venivano prese le decisioni che attraverso il meccanismo partecipativo erano praticate concretizzandosi nell’agire di massa; la loro risposta è stata quella di rinchiudendosi sempre più nelle pratiche separate e identitarie di partito, non contribuendo più in alcun modo, più o meno esplicitamente, all’organizzazione delle tante iniziative promosse dal Movimento civico dopo l’incontro con il Prefetto e nel precipitare positivo degli eventi.

Detto questo, molto è ancora da fare: all’orizzonte rimane aperto il pericolo di una ri-presentazione presso la Provincia, rivista e aggiornata, del progetto di Cementizillo mentre incombe, a breve, la discussione in Consiglio Regionale dell’emendamento Berlato che, giocando sull’emergenza cinghiali nei Colli Euganei, vorrebbe ridurre i confini del Parco regionale alle sole cime collinari, di fatto affossandone l’esperienza di tutela paesaggistico-ambientale e, nello specifico, consentendo alle cementerie, attualmente in area Parco e soggette alle norme del Piano Ambientale che ne prevede la dismissione e/o la ricollocazione, di uscire dal suo perimetro e continuare a non rispettarne le norme.

I prossimi mesi vedranno la comunità coffliggente dei NO-CSS impegnata proprio su questi due punti: da un lato approfondendo l’informazione sull’inquinamento prodotto quotidianamente dal Cementizillo attraverso l’utilizzo del PET-COOK e sui rischi dell’introduzione dell’incenerimento di CSS e, quindi, affondando il colpo per la sua dismissione e de-localizzazione in altro luogo, garantendo i livelli occupazionali e costruendo i presupposti per uno sviluppo diverso e sostenibile per questo territorio; dall’altro allargando la sensibilizzazione e la mobilitazione fuori dal Paese, tra le cittadinanze del territorio e tra le categorie economiche che vi operano, coinvolgendo i sindaci sensibili per far sentire forte la voce del Movimento nelle stanze istituzionali comunali, provinciali e regionali.

La voce di una democrazia dal basso, diretta, partecipativa che sa dire NO e praticare la difesa degli interessi collettivi e sa, allo stesso tempo, proporre e dire SI’ ad una diversa idea della qualità della vita, dell’ambiente e, in fondo, di un futuro diverso per questo territorio, condiviso veramente “da tutti e per tutti”.

Paolo De Marchi

dicembre 2016

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