Una sentenza che rafforza il Piano Ambientale del Parco Colli

Pubblichiamo il contributo di Paolo Bonaldi e Paolo Merlini. Negli anni novanta erano membri del Comitato Esecutivo dell’Ente Parco Colli Euganei ed hanno vissuto direttamente, il percorso di lavoro che ha portato alla definizione del perimetro e dei contenuti del Piano Ambientale.

TAR – SENTENZA DOPO 23 ANNI: NO AI DUE RICORSI DI ITALCEMENTI DEL 1994 E 1999 PER LIMITARE IL PERIMETRO DEL PARCO IN MODO TALE CHE LE CEMENTERIE NON SIANO FUORI DAL PARCO COLLI

Il Parco Colli Euganei con le sue finalità istitutive (legge Reg. 38/1989) e con la “formazione” del Piano Ambientale (adottato nel 1994 e approvato nel ’98 con un lavoro straordinario a livello politico-culturale), voleva e doveva rappresentare il luogo dove sperimentare una modalità di sviluppo economico e sociale alternativo che, riconoscendo e rispettando i valori del luogo, portasse ad un nuovo modello di sviluppo per la comunità euganea.

Persi tanti e troppi treni: quello di “utilizzare” culturalmente la crisi economica e produttiva iniziata quasi una decina di anni orsono, riconoscendo che la regione Veneto in questi anni non ha avuto un atteggiamento ideale e progettuale positivo nei confronti del Parco, constatando infine che coloro che dovevano gestire questo patrimonio in questi anni non sono stati incisivi e preparati come doveva, ci pensa ora il TAR Veneto, sia pure con tanti anni di ritardo “riflessivo” a ricordarci i “QUATTRO ASPETTI PECULIARI” che caratterizzano le scelte del Piano:

  1. Dal cuore del parco alla periferia. Con le ragionate motivazioni che hanno portato alla delimitazione del perimetro.
  2. Importanza assegnata al paesaggio, con lo studio e la presentazione delle “Unità di Paesaggio”.
  3. Obiettivo di spostare l’asse dalla tutela ambientale, dai vincoli alla gestione attiva, con le varie progettazioni.
  4. Collegamento e dialogo con tutti i sistemi pianificatori esistenti. Esempio i PRG, il Piano Paesistico, il PTRC. ecc.

Merita un approfondimento il primo punto che spiega quanto sta ancora oggi in primo piano quando si parla del Parco come valore.  Citiamo dal P. Ambientale: “un primo aspetto concerne lo spostamento di attenzione dal cuore del Parco alla sua periferia. E’infatti nella fascia periferica, interna ed esterna ai confini fissati dalla legge istitutiva, che si manifestano i principali problemi, i conflitti e le incompatibilità che occorre affrontare per assicurare effettivamente la salvaguardia del Parco e del suo stesso cuore; ed è, d’altra parte, in questa stessa fascia che si profilano le maggiori opportunità per promuovere la valorizzazione e la corretta utilizzazione……”. Proprio in queste aree ci sono ancor oggi le tre cementerie, due delle quali chiuse.

La Sentenza. Per quanto riguarda il metodo. Condividiamo le riflessioni del legale del Parco. Impotenti noi nel cercare qualsiasi giustificazione logica sul tempo trascorso. Per quanto riguarda il merito. Anche in questo caso le riflessioni pubblicate da parte del Coordinamento delle Associazioni Ambientaliste, sono pienamente condivisibili.

Ricordiamo bene quel periodo storico della vita dell’ente quanto in tanti lavorammo sodo a fianco di un validissimo gruppo di professionisti guidati dal Prof. Gambino per la stesura del Piano, con le centinaia di osservazioni “critiche” presentate ed i ricorsi al TAR delle cementerie e dei cavatori sul tema del perimetro allargato che costituiva ostacolo ai lo “interessi di produzione”.

Ora il progetto innovativo del Piano Ambientale esce rafforzato, le motivazioni studiate per delimitare il perimetro sono riconosciute valide, legittimo è aver pensato di lavorare con strumenti diversi, esempio le convenzioni concertate ed i progetti di intervento, per superare situazioni incompatibili con i valori del Parco.

Facile a posteriori aggiungere a questi ragionamenti alcune nostre riflessioni:

  • la volontà di “distruggere” sia la legge 38 che il Piano Ambientale pensate da molti anni, purtroppo da molti anche nelle istituzioni, non è approdata in nessun luogo, segno che sono ancora strumenti importanti e validi;
  • con questa sentenza emessa in tempi “normali”, forse tutto il violento pateracchio di Berlato e soci, cavalcando cinghiali e cacciatori, non ci sarebbe mai stato;
  • è arrivato il momento di applicare le norme del Parco e pensare tutti assieme, con i tempi che servono a delocalizzare e/o riconvertire la terza cementeria, quella situata quasi in centro storico di una città che potrebbe sicuramente avere un futuro sociale ed economico più in equilibrio con i valori del Parco e con il vivere quotidiano.

 

Paolo Bonaldi  –  membro Comitato Esecutivo ente Parco anni novanta

Paolo Merlini   – Membro Comitato Esecutivo Ente Parco anni novanta

Un commento su “Una sentenza che rafforza il Piano Ambientale del Parco Colli”

  1. Esulto anch’io per il dispositivo della sentenza, in sè chiarissimo. Ancor più esulto per le motivazioni scritte dai giudici del TAR, che a mio avviso hanno voluto da un lato confermare la bontà ed il coraggio di scelte di indirizzo politico volute- caso raro in Italia- grazie ad un accordo trasversale e lungimirante tra i partiti; dall’altro lato, i giudici amministrativi hanno forse voluto indicare la via da seguire, che è e resta quella iniziale, di vent’anni fa. Si tratta ora di pretendere l’applicazione vera ed integrale delle disposizioni del Piano Ambientale, ancor oggi attualissime e unico
    baluardo contro politici a tutti i livelli, esponenti, sarà anche un caso, di partiti che all’epoca manco esistevano. Un grazie di cuore ai tanti che hanno portato a questo successo.
    Andrea Drago, della commissione istituita dall’ente Parco per la redazione del Piano Ambientale

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