Un fiore in riva all’Adige per sognare con Sandrine

Bassa Padovana Accoglie” raccogliendo la proposta di Andrea Segre ha organizzato per Domenica 15 gennaio alle ore 14.30, una Cerimonia per Sandrine Bakayoko. L’appuntamento è a Conetta (VE) che ospita la base dove ancora vivono 1300 persone e dove è morta il 2 gennaio Sandrine Bakayoko. Qui trovate gli articoli di Andrea Segre  e l’elenco delle adesioni finora pervenute.

Partiremo insieme per raggiungere le sponde dell’Adige e affideremo alle acque del fiume un fiore, un pensiero, un ricordo, un impegno…
Il coraggio di chiedere scusa a Sandrine si unisce alla necessità comune di dire basta ad un’accoglienza disumana, capace solo di trasformare uomini in bestie e generare guadagni privi di controllo democratico.
Superiamo questo modello, chiudiamo tutti i centri disumani come Cona e costruiamo percorsi d’accoglienza diffusa. Facciamolo tutti insieme, perché è una necessità e un diritto di tutti.
La Cerimonia per Sandrine può diventare la cerimonia per la nostra comune dignità.

Per adesioni: cerimoniapersandrine@gmail.com
Per informazioni: Facebook “Bassa Padovana Accoglie

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Un fiore in riva all’Adige per sognare con Sandrine

di ANDREA SEGRE 
La base di Conetta l’hanno raccontata in molti. E’ uno spazio militare nel nulla della Bassa, campagne immobili, nebbia la mattina, nebbia la sera, piccoli paesi lontani e campanili che spezzano l’orizzonte lineare di un mondo tracciato dalle geometrie dei campi e delle strade. Molti centri di cosiddetta accoglienza che ho visitato nella mia vita sono in luoghi apparentemente disabitati, dove la vita normale sembra solo di passaggio. Come quella dei militari che attendono in caserme e basi militari che la guerra arrivi o se ne vada. Come quella di viaggiatori che vorrebbero andare oltre. Nessuno dei residenti nella base di Conetta vuole stare lì. Nessuno può immaginare di stare lì. Anche Sandrine avrebbe voluto andarsene. Aveva idee, progetti, sogni. Ed è inutile rimanere qui a immaginarli. Ma sarebbe bello poterli far scorrere, liberare. Così pensando ad un modo per poter celebrare la vita di Sandrine e per poter esprimere la nostra rabbia per non averla saputa rispettare, ci è venuto in mente un luogo fondamentale ma dimenticato di quella pianura dove Sandrine ha vissuto negli ultimi mesi della sua vita: il fiume, l’Adige. E’ lì dietro l’Adige. Il secondo fiume d’Italia, uno dei più importanti nella storia delle Venezie e della Pianura. Scorre per ancora pochi chilometri prima di entrare nel mare, prima di unire le montagne e la valle al Mediterraneo. E’ un fiume lungo e antico. E’ stato vissuto, navigato e modificato per centinaia di anni. Sin dall’epoca dei romani si sono succedute rotte, alluvioni e diramificazioni. Il fiume cercava la sua strada e gli uomini provavano a ricondurre le sue acque per evitare di esserne invasi. Bisognava salvare Trento, Verona e decine di altri comuni a cui l’Adige dava acqua, dava cibo, dava viaggi, ma anche paura, minaccia. Gli argini di terra, di pietra erano una via, proteggevano, ma poi si rompevano. Se l’acqua diventava troppa non bastavano, i campi venivano sommersi, i raccolti perduti. Bisognava farla scorrere, trovarle altri canali, non impedirle di raggiungere il mare, di bagnare altre terre. Così il fiume può continuare a vivere e far vivere. Scorre e porta con sé le acque delle sorgenti. Dal 1959 ospita anche le acque del grande lago, il Garda, a cui fu collegato da un tunnel per permettere anche a quelle acque di non far del male. Fu il tunnel che salvò Verona nel 1966, durante quell’autunno dell’Aqua Granda, delle alluvioni che fecero tremare vite e scappare genti. Storie, ricordi, memorie. Ma oggi i fiumi sembrano scomparsi. Qualche tempo fa ho visto un bel documentario sulla vita lungo l’Adige, Outsiders – Storie dal fiume di Sara Pigozzo e Enrico Meneghelli, ma sembrava raccontare un mondo scomparso, affidato a nostalgici e solitari. Parlando con gli autori mi raccontavano di aver vissuto lungo il fiume per mesi e di aver capito che oggi sono pochissimi a conoscerlo davvero. E’ un sapere antico quello del dialogo col fiume e averlo perso forse ci sta togliendo qualcosa. Oggi l’abbiamo sostituito con l’asfalto, con le grandi strade. Sono più efficienti, garantiscono una navigazione più diretta, meno inerzia. Non straripano. Anche se spesso uccidono. Qual è il margine di equilibrio tra l’efficienza e il rischio, tra la velocità e la conoscenza. Di questo parla il rapporto tra fiume e strada. Cosa abbiamo perso perdendo il rapporto col fiume? Le strade di oggi uniscono i luoghi che attraversano o sono solo transiti tra due coordinate gps sul cellulare? Chi si ferma lungo le strade? Chi si ferma lungo la statale che scorre davanti alla base di Cona? Vorrei provassimo a pensare a tutti questi aspetti domenica quando affideremo alle acque dell’Adige un pensiero, un ricordo, un fiore dedicato alla vita di Sandrine e alla nostra necessità di provare a capire. Capire cosa e come vogliamo affrontare i movimenti dei popoli, i cambiamenti della storia. Proteggersi con argini e muri è l’istinto primordiale. Tentare di contenere l’alluvione. Isolare il pericolo e corrergli affianco senza guardarlo, per provare ad arrivare primi. Questo è il modo? E’ l’unico e inevitabile? O esistono percorsi di scorrimento più diffuso, capace di articolarsi tra le campagne, tra i paesi, portando l’acqua in piccoli canali, senza rinchiuderla e senza aver sempre paura che esondi. Magari fermandosi lungo quelle acque, navigando più lentamente e cercando di far conoscere chi naviga e chi sta lungo le rive, tra golene e campanili, tra barche e piazze. A tutto ciò mi piace pensare che sia dedicata la cerimonia di domenica. La vita di Sandrine è importante, ma non vogliamo sostituirci ai suoi cari e appropriarci della sua identità per lotte simboliche fine a sé stesse, vogliamo che ci sia anche la nostra identità a riflettersi su quelle acque. Speriamo di essere in tanti. 
Articolo pubblicato Il Mattino di Padova, La Tribuna di Treviso e La Nuova di Venezia il 12 gennaio 2017
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Le adesioni alla manifestazione:

Ecco la lista delle adesioni ufficiali giunte fino a ieri sera per la manifestazione di domenica. Per partecipare scrivere a cerimoniapersandrine@gmail.com 
Flavio Zanonato, ex sindaco di Padova, eurodeputato Pd-Sinistra Europea; la rete Padova Accoglie; il sindaco Luciano Zampieri e la giunta comunale di Baone; Francesco Peotta sindaco di Barbona; Gianfranco Bettin, presidente Municipalità di Marghera; Andrea Martini, presidente Municipalità di Venezia; Gabriele Piasentini, consigliere municipale di Venezia; Anna Messinis, vicepresidente Municipalità di Venezia; Heidi Crocco, assessore Cavarzere; Michele Galazzo, consigliere comunale Cona; Lisa Armarolli, consigliere comunale Cavarzere; Lorenzo Baracco, consigliere comunale Cavarzere; Flavio Albertini, consigliere municipale di Mestre; Monica Sambo, consigliera comunale di Venezia; Said Chaibi, consigliere comunale di Treviso; Oscar Mancini assessore comune Mogliano; Giacomo Nilandi consigliere comune Mogliano; Pietro Galiazzo consigliere comune Noventa Padovana; Matteo Pegoraro consigliere comunale di Solesino; Centro yoga Hamsa – Monselice; Gianni Sandon – Comitato difesa Colli; Adl-Cobas, Mira fuori del Comune; Mira 2030, Opzione Zero; Giuristi Democratici sezione G. Ambrosoli Padova; Avvocati di strada Padova; Associazione Follereau Italiana Dirittiamoci (Afoid); On. Giovanni Paglia (Sinistra Italiana), On. Giulio Marcon (Sinistra Italiana); Avvocato Eva Vigato; Associazione “lottodiognimese” Padova; Bioslab Padova; Razzismo Stop Padova; Padova 2020; Associazione “Oltreilmare” Este; Associazione psicologo di strada; Associazione “La Vespa” Battaglia Terme; Associazione “L’altra Este”; Sinistra Italiana Venezia; Sinistra Italiana Padova, Gruppo Nuova Monselice; Cobas scuola Veneto; Associazione “il Colibrì – tutti i colori del mondo” Monselice; Gruppo parlamentare “Sinistra Italiana”; Gruppo L’Altra Cona; Perilmondo Onlus; Donne in Nero di Padova; Manifesto per Padova senza razzismo e discriminazione religiosa; Gruppo “in-formazione” Venezia; Francesca Helm (Ricercatrice, Università di Padova); Associazione “La Bilancia” di Este (per l’Associazione Flores Baccini); Livio Ferrari (direttore Centro Francescano di Ascolto di Rovigo); Associazione Immigrati di Padova (per l’associazione Michele Fassina); Giovanna Benucci portavoce dell’Associazione per la Pace – Padova; Roberta Polese e Giovanni Bezzati; Cristina Romieri (Venezia Lido); Franca Simoli; Luigi Barbieri; Francesco Penzo; Francesca Corso; Laura Benvenuti; Isabella Albano; Giovanni Andrea Martini; Diana Petrone; Liliana Trevisanato; Lucia Papuzzi; Stefania Bertelli; Simona Vio; Concepcion Garcia Marquez; Yolanda Saavedra; Annalisa Pastrello; Laura Bresciani; Simone Caltran; Sebastiano Rizzardi (Consigliere Comunale San Giorgio in Bosco);  Umberto Curi, docente Unipd;  Luca Illetterati, docente Unipd; Maurizio Merlo, docente Unipd;  Giovanni Fiaschi
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LA CERIMONIA PER SANDRINE
La cerimonia pubblica per Sandrine si farà.
Alla domanda che avevo posto due giorni fa su queste pagine hanno risposto in molti.
Il coraggio di chiedere scusa a Sandrine si unisce alla necessità comune di dire basta ad un’accoglienza disumana, capace solo di trasformare uomini in bestie e generare guadagni privi di controllo democratico.
In molti hanno espresso la voglia di reagire, di non lasciare che tutto ciò scivoli nel silenzio, nell’abitudine ad un sistema che schiaccia la dignità di tutti.
La proposta più chiara viene della rete “Bassa Padovana accoglie”, che ha deciso di promuovere la cerimonia domenica 15 gennaio proprio a Cona, a partire dalle 14.30 di fronte alla base  dove ancora vivono 1300 persone e dove è morta il 2 gennaio Sandrine Bakayoko.
La famiglia e gli amici di Sandrine stanno organizzando il funerale della loro cara. La cerimonia proposta da “Bassa Padovana Accoglie” non vuole certo sostituirlo. Sarà un momento diverso, ma unito nello spirito di rispetto e dolore per la vita di Sandrine. Sarà un momento per incontrarsi, vedersi e parlare: dire con chiarezza ciò che vogliamo e dirlo insieme.
Credo potrà essere un momento di larga condivisione. 
Sarò brutale. La cerimonia per Sandrine non è una manifestazione a favore dei profughi. Non è una prova di forza degli anti-razzisti contro i razzisti. Se continuiamo a vedere le cose in questo modo saremo per sempre in ritardo e ci sarà sempre qualcuno che decide sopra di noi.
Credo che la cerimonia per Sandrine possa diventare un momento di svolta nel modo con cui tutti noi ci rapportiamo all’accoglienza. Il momento in cui non ci scontriamo sul Si o il No all’accoglienza, ma in cui discutiamo democraticamente del Come. Il momento in cui dire insieme che nessuno può speculare sulle vite di persone in attesa di conoscere il proprio destino, nessuno può prendere milioni di euro dalle casse dello Stato per parcheggiare esseri umani in luoghi disumani. Questi soldi vanno usati per dare accoglienza degna e civile, che non è necessaria solo ai richiedenti asilo, ma anche alla nostra società che li accoglie mentre vengono esaminate le loro richieste. Lasciare migliaia di persone in caserme o tendopoli o ex alberghi abbandonati nel nulla genera da tutti i punti di vista disagio, paura, rabbia, insicurezza. E a volte anche morte, purtroppo.
Superiamo questo modello, chiudiamo tutti i centri disumani come Cona e costruiamo percorsi d’accoglienza diffusa, ma facciamolo tutti insieme, perché è una necessità e un diritto di tutti, non solo dei profughi o dei “comunisti” amici dei profughi.
Se continuiamo a farci dividere tra chi li vuole e chi non li vuole, continueremo a fare gli interessi solo dei pochi che sanno di poter guadagnare dalla gestione di luoghi come Cona.
Per questo mi auguro che in tanti parteciperemo alla Cerimonia per Sandrine. 
Perché la Cerimonia per Sandrine può diventare la cerimonia per la nostra comune dignità.
Per informazioni: Facebook “Bassa Padovana Accoglie
Articolo pubblicato Il Mattino di Padova, La Tribuna di Treviso e La Nuova di Venezia il 9 gennaio 2017
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IL CORAGGIO DI CHIEDERE SCUSA

Alla fine di quest’articolo chiederò scusa.
Ma ora lo scrivo.
Non è un caso che Sandrine sia morta in Veneto.
Sandrine è stata uccisa dalla scelta precisa in Veneto di costruire luoghi di concentrazione disumani utili a generare grandi guadagni. Concentrano bestie (macachi, per la precisione) e concentrano schei. Perfetto.
I centri come Cona generano un introito enorme e privo di controllo democratico. E nel frattempo generano disumanità, che a volte in quanto tale può anche produrre o aiutare la morte. 
Il totale isolamento di questi centri garantisce ai cittadini di non vedere i macachi e permette ai gestori di fare con quei soldi ciò che vogliono. Non lo dico io, l’ha messo in luce la magistratura. Ma non serviva scomodare la magistratura, sta nelle cose: se dai ad un soggetto milioni di euro per gestire persone che nessuno vuole, perché quel soggetto dovrebbe rispettare quelle persone? Solo per carità, ma purtroppo, caro Papa Francesco, la carità da queste parti non basta.
Viene il dubbio che proprio chi non vuole gli immigrati sia il primo interessato a generare luoghi di concentrazione come Cona. 
Ed è giusto così – dice la pancia veneta – Così se facciamo i cattivi, smettono di arrivare. Se li trattiamo male la smettono di pensare che qui c’è il Paradiso. 
Bravi. Bel pensiero. Ma non funziona da oltre 25 anni. Da 25 anni e più la maggior parte dei migranti in Italia, specialmente nei primi mesi di permanenza,  vivono in luoghi infami come Cona. Eppure arrivano, o transitano, comunque. Come dappertutto nel mondo. Noi intanto da 25 anni continuiamo a lamentarci e nel frattempo, sempre da 25anni, facciamo soldi su soldi grazie ai luoghi infami come Cona.
Eh ma non possiamo fare tutto da soli, l’Europa dov’è?
L’Europa come istituzione mette una buona parte dei soldi per l’accoglienza, che poi però noi preferiamo dare per il 70% a centri disumani invece che a progetti dignitosi. 
Quindi un po’ di Europa c’è, ma solo in parte. Ma l’Europa non esiste come soggetto unico. Ci sono tante diverse Europe. Una buona parte di queste Europe sul problema macachi non c’è e non vuole esserci.  Sapete quale parte? Quella che non vuole i macachi. E che non volendo i macachi, chiede a noi che anche non li vogliamo di tenerceli.
E allora li espelliamo tutti.
Come no.
Fate un esercizio. Vostro figlio va a lavorare a Londra. Guadagna bene (magari in nero)  in un ristorante italiano o russo o indiano. D’improvviso gli inglesi votano la Brexit e decidono che va espulso. Voi cosa fate? Chiedete al vostro Governo di accettare l’espulsione, perché avete sbagliato?
Ma che esempio del cavolo è, noi non siamo un Paese incivile come quelli dei macachi.
Bene, allora per espellere i macachi incivili dobbiamo iniziare a pagare i loro governi incivili per fare in modo che si riprendano tutti quelli che non vogliamo. Ma se paghiamo quei governi incivili come facciamo ad essere sicuri che poi se li riprendano davvero, se sono incivili? Ed infatti, guarda caso, finora raramente ha funzionato.
Vabbeh, che palle. Allora che muoiano tutti.
Appunto.
Ora chiedo scusa.
Scusa a Sandrine per aver dovuto usare la sua vita.
Scusa ai tantissimi veneti che hanno costruito dignità e giustizia in questi anni.
Scusa agli esseri umani che ho dovuto anch’io chiamare macachi.
Scusa al lettore per aver dovuto essere semplicistico in questo articolo.
Ma il vero “scusa” dovremmo avere il coraggio di chiederlo tutti insieme, organizzando una cerimonia pubblica in onore di Sandrine, della sua vita e della nostra comune indignazione. Una cerimonia pubblica per chiarire da che parte dell’umanità stiamo, per chiedere che non esista più nessun luogo come Cona e che si inizi anche in Veneto a fare accoglienza diffusa e umana.
Qualcuno ha il coraggio di farlo?
Molti hanno avuto questo coraggio. Da qui è nata LA CERIMONIA PER SANDRINE
 
Articolo pubblicato Il Mattino di Padova, La Tribuna di Treviso e La Nuova di Venezia il 6 gennaio 2017

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