Protestano e vengono licenziate: occupato il Centro Riciclo di Monselice

Oggi, 22 dicembre, è arrivata la comunicazione del licenziamento per 24 lavoratrici che qualche giorno fa erano state accusate, dal Presidente della società cooperativa Libera, di violenza privata in concorso per avergli impedito l’ingresso in azienda. Immediata anche la risposta delle lavoratrici che hanno deciso l’occupazione del cantiere.

crm 1 crm 2Il 7 dicembre 2015, dopo l’ennesimo sopruso che ha comportato la decurtazione del buono pasto (80 euro in meno) dalla già misera busta paga, le lavoratrici e i lavoratori cooperativa Libera si sono visti costretti a mobilitarsi in difesa del proprio reddito. Così al cantiere Nek di Monselice, dove si esegue lo smistamento e la selezione della plastica proveniente dalla COREPLA, è stato avviato lo stato di agitazione sindacale con la proclamazione dello sciopero ad oltranza.

Nei giorni successivi è stato un susseguirsi di provocazioni. Prima il danneggiamento ai nastri trasportatori dell’azienda, poi il 15 dicembre la querela del presidente della società cooperativa con l’accusa, per 24 donne, di violenza privata in concorso, per avergli impedito l’ingresso in cantiere.

Questa mattina, proprio nel corso di un incontro, che doveva ricercare una soluzione al conflitto sindacale, è invece arrivata la comunicazione del licenziamento per queste 24 lavoratrici.

Immediata la risposta che ha portato alla decisione di occupare il cantiere di lavoro. Momenti concitati dove una lavoratrice è dovuta essere trasportata in ospedale con l’Ambulanza e dove la tensione, la rabbia e il rammarico per questa situazione erano palpabili nell’aria.

Questi livelli di sfruttamento, queste angherie, questi soprusi non sono accettabili. E mentre rinnoviamo l’invito a tutti a portare concreta solidarietà alle lavoratrici in occupazione, riportiamo il testo del volantino distribuito qualche giorno fa da ADL-Cobas, che ricostruisce parte della tormentata storia dei lavoratori del Centro Riciclo di Monselice.

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NEK S.R.L / LIBERA SOC. COOP.: UN PO’ DI STORIA…

Dopo il subentro della cooperativa LIBERA, avvenuto in novembre 2011, non sono mancati momenti di attrito sulla gestione del personale, della cassa integrazione, delle retribuzioni, dell’orario di lavoro, mettendo continuamente in una condizione di estrema incertezza il destino di circa 100 famiglie. Situazioni spesso gestite in maniera discriminatoria nei confronti di coloro che si erano maggiormente esposti nelle battaglie sindacali condotte fino a quel momento.

Ed è in maniera discriminatoria che in maggio 2012 la cooperativa Libera avvia la procedura di mobilità per 39 persone in “esubero”.

Dopo un lunga vertenza e per salvare 60 posti di lavoro, durante la quale le lavoratrici e i lavoratori hanno dovuto incrociare le braccia a più riprese (strappando un maggiore incentivo all’esodo, la cassa d’integrazione di 6 mesi , la mobilità in deroga per 8 mesi), la cooperativa LIBERA procede con la messa in mobilità di 39 persone.

Per quanto riguarda l’impianto, che venne acquistato  dalla NEK, dalla precedente azienda fallita, con un investimento di 4 milioni di euro per l’ammodernamento degli impianti, poi scesi a 3 milioni di euro, a tutt’oggi i lavori non sono ancora stati conclusi.

Per tutto il 2013 e quasi tutto il 2014 le lavoratrici ed i lavoratori hanno attraversato periodi di pesante discontinuità lavorativa e di cassa integrazione in cui la Libera gestiva il personale proveniente anche da altri cantieri.

Nel frattempo, la cooperativa Libera continuava chiedere soldi ai soci attraverso l’incremento della  quota associativa, passata da 3000 a 5000 euro tra il 2013 e il 2014. In luglio 2014 viene azzerata la quota residua per tutti, ma vengono fatti ripartire i versamenti delle quote associative per un totale di 3000 euro.

In tutto questo periodo e fino ad oggi, inoltre sono numerose le segnalazioni fatte alla LIBERA per grosse irregolarità nelle buste paga relativamente agli assegni familiari ed altri istituti contrattuali come la tredicesima e la quattordicesima, con il mancato pagamento di cifre importanti (si arriva anche a 350/400 euro in meno).

Una gestione “banditesca” delle quote associative e delle retribuzioni come pure del personale:  a distanza di due anni della messa in mobilità, la cooperativa ha iniziato ad appoggiarsi a una cooperativa esterna (SAHARA), con l’impiego di circa venti persone con paghe da fame (come hanno confermato i lavoratori stessi), con il chiaro intento di tagliare sul costo della manodopera .

Per non parlare di gravi carenze nell’ambito della sicurezza sul lavoro e atteggiamenti pesanti (offese e percosse), subiti dalle lavoratrici in particolare, da parte di una figura con ruolo di capoturno.

In queste già pesanti condizioni di lavoro, viene introdotta la sospensione dei buoni pasti e dell’aumento contrattuale, che doveva scattare al 1° ottobre 2015, ma che le lavoratrici ed i lavoratori si sono visti decurtare dalla busta di ottobre, ricevuta qualche giorno fa.

LE LAVORATRICI ED I LAVORATORI SONO STANCHI DI SUBIRE! CHIEDONO REDDITO, DIGNITÀ E L’INTERVENTO DELLE ISTITUZIONI CONTRO LE FURBERIE DELLA COOP LIBERA

Monselice, 14 dicembre 2015                                                 ADL COBAS

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Un commento su “Protestano e vengono licenziate: occupato il Centro Riciclo di Monselice”

  1. Secondo me, l’Italia per poter andare avanti, i politici devono fare una legge che fa sparire tutte le cooperative .perché queste sfruttano l’operaio e accumulano i soldi ,dei contributi che non pagano,e del nero che delle volte supera il 50% dello stipendio. conosco una cooperativa che fregava anche le 80 euro della legge Renzo.dove sono gli ispettore ?, hanno paura di prendere il freddo se escono dall’ufficio!

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