Reddito e Casa per tutti: giornata di lotta il 20 Giugno

NonNon è più tempo di aspettare: Reddito e Casa per tutti. Appello per la costruzione di una grande giornata di lotta il 20 Giugno. è più tempo di aspettare: Reddito e Casa per tutti. Appello per la costruzione di una grande giornata di lotta il 20 Giugno.

Piazza Antenore – Prefettura di Padova – Ore 10.30 

E’ vera emergenza nella nostra città ed in questo paese. Un aumento della povertà in termini assoluti e relativi che ha dati spaventosi. Stiamo parlando di circa 12 milioni di persone che si trovano in una condizione di povertà relativa a cui vanno aggiunti circa 7 milioni che si trovano in una condizione di povertà assoluta , che vuol dire vivere in uno stato di indigenza.

Altro dato drammatico è quello relativo agli sfratti. Gli ultimi dati ufficiali al primo semestre del 2014 anno nel quale sono state emesse 74.718 sentenze di sfratto, di queste il 90 % sono state per morosità incolpevole, cioè dopo la perdita del posto di lavoro.
Sono dati terrificanti ed in costante aumento che segnalano l’incapacità da parte di Governo, Regioni e Comuni di affrontarli se non con interventi che inseguono l’emergenza.
Assistiamo da parte del Governo ad una assoluta indifferenza rispetto alla questione sfratti, senza alcun progetto concreto di risoluzione.
In parallelo il crescente consenso elettorale alla Lega dimostra come, la difficoltà a costruire battaglie per i diritti di tutti, rischi di concedere spazio al populismo peggiore che, parlando alla pancia delle persone in difficoltà, annebbia lo sguardo trasformando la realtà in uno scontro tra poveri e nascondendo le cause reali. Il disagio quotidiano di milioni di persone non può diventare contraltare della gestione governativa di (una piccola parte) di profughi, né della gestione dei campi rom (e su questo basterebbe guardare all’inchiesta “mafia capitale”).
Battersi per una accoglienza degna per chi scappa dalle guerra significa rifiutare l’assurdità del Regolamento di Dublino e dare a tutti la possibilità di muoversi liberamente in Europa, aprendo un canale umanitario e concedendo a tutti un permesso di soggiorno europeo di durata almeno biennale e senza vincoli, senza dimenticare chi è già nei nostri territori.
Sono le scelte politiche ed economiche di questi anni di austerity e macelleria sociale ad essere la causa comune di queste molteplici sfaccettature che, rimanendo bloccate nel dibattito pubblico sulla reciproca contrapposizione, impediscono di guardare alle reali responsabilità e di riconoscere l’altro come un potenziale alleato invece che come un nemico.
È sempre più necessario e urgente costruire lotte in grado di dire con estrema chiarezza che esistono i profughi che arrivano dalle guerre e esistono i profughi economici interni che subiscono le politiche economiche della Troika e dei governi, che si traducono nei territori in vere e proprie azioni di guerra contro i poveri, contro i lavoratori, contro i ceti meno abbienti.
Esistono varie forme di guerra, oggi, ci sono quelle guerreggiate e ci sono quelle nelle quali vengono usate altre armi, ma che producono effetti altrettanto devastanti. Ed entrambe queste tipologie di guerra nascono da un unico comune denominatore: il modello di sviluppo economico che si vuole imporre a livello globale. In questo senso, si può essere ispirati dalle migliori intenzioni solidaristiche o caritatevoli nei confronti di chi arriva dalle guerre, ma se non si riesce a porre almeno sullo stesso piano i diritti di tutti i profughi, quelli di guerra e quelli economici interni, e lo si fa con azioni concrete, non con belle parole, la guerra tra poveri assumerà proporzioni sempre maggiori.
In questo senso oggi è necessario tradurre in pratiche di lotta la parola d’ordine del reddito di cittadinanza, non quella italiana, ma quella universale, costruendo percorsi materiali di lotta che sappiano mettere assieme chi oggi arriva dall’Africa con chi è sotto sfratto , chi è senza casa, chi ha perso il lavoro, con i “nuovi poveri” come precari e partite iva e chi in generale non ha più nemmeno uno straccio di ammortizzatore sociale, chi vive in uno stato di indigenza quasi totale. Siamo tutti profughi di guerra, cambia solo l’uso delle armi, ma, con le dovute differenze, le conseguenze sono le stesse. Per questo lanciamo un appello molto preciso: fare del 20 giugno, giornata internazionale del rifugiato, una giornata di lotta per mettere insieme tutti i richiedenti asilo, tutti i profughi, quelli che scappano dalle guerre e quelli che subiscono la guerra economica della BCE. Cos’è infatti un cittadino italiano o straniero residente in Italia che ha perso lavoro, che ha perso la casa, se non un richiedente protezione, asilo, un essere umano che chiede di essere protetto nel diritto fondamentale che è quello all’esistenza? Nessuno deve essere buttato in strada, nessuno deve essere privato del diritto di vivere, a fronte di immense ricchezze che vengono costantemente sperperate in inutili e dannose grandi opere, in corruzione e in mille altri usi frutto delle logiche capitalistiche.

Primi firmatari dell’ appello:

Adl Cobas

Ass. Razzismo Stop

Casa dei diritti Don Gallo

Bios Lab

Cso Pedro

Sportello sociale Rifondazione Comunista Padova

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