Riemerge il caso radon a Monselice

La pubblicazione dei nuovi livelli di radon, rilevati all’interno della scuola “Giorgio Cini” di Monselice, fa riemergere la presenza e la pericolosità di questo gas cancerogeno. Una scheda e le considerazioni a cura del Movimento civico “cambiamo aria”.

Premessa indispensabile per capire di cosa stiamo parlando.

Il radon è un gas nobile radioattivo naturale, incolore, insapore e inodore ed è considerato la seconda causa di tumore ai polmoni dopo il fumo da sigaretta. Si lega al particolato presente negli ambienti chiusi e grazie a questo si deposita a livello dei bronchi, bronchioli e alveoli polmonari. Se inalato, inizia a decadere rilasciando radiazioni che possono interagire con il DNA cellulare delle cellule circostanti e modificarlo, dando il via al tumore.

Il cancro del polmone è la prima causa di morte per neoplasia nell’uomo: le stime registrano un’incidenza di tale malattia in Italia di circa 40.000 nuovi casi ogni anno (11% di tutte le diagnosi di tumore nella popolazione). Il più importante fattore di rischio è il fumo di sigaretta e il secondo, ormai accertato da numerosi studi scientifici eseguiti su larga scala, è proprio l’esposizione al radon, fattore che peraltro incide molto in ambienti chiusi.

Studi epidemiologici confermano che il radon nelle abitazioni aumenta il rischio di cancro del polmone, incremento stimato tra il 3% e il 14%. La mortalità per cancro del polmone attribuito al radon in Italia è stimata essere intorno ai 5000 casi circa su 35.000 morti per cancro del polmone.

La questione dei limiti di esposizione.

Studi recenti  dimostrano che si registra un aumento significativo del rischio di carcinoma polmonare correlato all’esposizione prolungata in ambienti chiusi, a livelli sull’ordine dei 100 Bq/m3.

Arpav e i nostri amministratori continuano a far riferimento alla normativa italiana (D. Lgs. 241/00) che aveva stabilito come soglia un valore di concentrazione media annua pari a 500 Bq/m3 per l´esposizione al gas radon negli ambienti di lavoro, cui le scuole sono espressamente equiparate. Ignorano o fingono di ignorare che i limiti imposti dalla direttiva Europea 2013/59/ “Euratom” sono di 300 Bq/m3. Questi limiti dovevano essere assunti dalla legge italiana entro il 06/02/2018. Il “Governo del cambiamento” ha completamente ignorato la direttiva e quindi da quasi un anno il nostro Paese si trova in procedura d’infrazione.

La lunga storia del Radon a Monselice

Il problema è conosciuto da decenni, ma nel 2006 Arpav rende noti i risultati del monitoraggio su 90 scuole in 14 comuni del comprensorio dei Colli Euganei.

L’iniziativa di monitoraggio attuata in tutto il Veneto aveva individuato quattro situazioni di pericolo, sulle quali Arpav dichiarava la necessità di “intervenire in tempi stretti”. In questi quattro casi abbiamo la “Giorgio Cini” di Monselice dove si riscontrano valori molto alti, superiori ai limiti previsti, la scuola elementare di Alleghe (Belluno), l’asilo nido di Vedelago (Treviso) e la elementare di Rovegliana (Vicenza).

Le concentrazioni di Radon nella scuola di Monselice sono molto alte, tanto che la concentrazione massima annuale, dice l’Arpav in una sua nota, è di 1919 Becquerell per metro cubo d’aria e la media è di 893 Bq/m3.

Ritardi e sottovalutazioni

All’epoca si scopre che le rilevazioni risalgono al giugno 2004, ma Arpav attende oltre 2 anni a comunicarle, scatenando le proteste di tutti e l’indignazione di Franco Costa, all’epoca Preside dell’istituto comprensivo Guinizelli. Con estremo candore Arpav sostiene che “il rischio oltre che per i bambini, è anche per gli operatori delle scuole. Perché, mentre i bambini cambiano ogni 5 anni, gli operatori restano anche 20 o 30 anni al lavoro”.   

In quegli anni vengono eseguiti vari lavori, installati appositi apparecchi e fornite disposizioni per arieggiare i locali, al fine di riportare i valori del Radon almeno nei limiti di legge.

2018 riemerge il caso Radon

Abbiamo sollevato il problema Radon al Cini nel consiglio comunale del 27 aprile ricevendo risposte evasive. I genitori si sono immediatamente attivati chiedendo informazioni sui dati emersi. Ma solo a fine maggio, a distanza di un mese, apprendiamo da una lettera dell ussl 6 che:

1) si è accertato un malfunzionamento degli impianti di ventilazione. 

2) sono stati verificati superamenti dei limiti di concentrazione di questo gas considerato cancerogeno.

3) si propone di non utilizzare i locali dell’ala est dell’edificio dove sono stati registrati i superamenti dei limiti di legge.

Anche in questo caso ritardi anomali nelle comunicazioni visto che i superamenti sono stati verificati da Arpav nel mese di Gennaio 2018. Il provvedimento di tutela viene indicato a fine maggio, in pratica a conclusione dell’anno scolastico.

Gli amministratori comunali minimizzano la vicenda e garantiscono interventi risolutivi con un nuovo impianto di ventilazione. Omettono di ricordare che per un lungo periodo della primavera è stato impedito ai bambini di uscire per il contestuale pericolo Diossine/Pcb riscontrati nel cortile della scuola.

Ma i rapporti di prova di ARPAV del settembre 2018 riportano ancora valori superiori a 1700 Bq / m3 in molte delle aree monitorate.

Gennaio 2019

Arapav comunica al Comune di Monselice il 7 dicembre 2018, che in alcuni locali si sfiorano i 6.000  Bq/m3. Un livello allarmante che dovrebbe far attivare tutti i responsabili in modo urgentissimo. Invece si registra un inspiegabile occultamento che porta Arpav e amministratori comunali di Monselice a tacere persino nel tavolo tecnico del 14 dicembre 2018, alla presenza della Dirigente scolastica. Bisogna aspettare l’8 gennaio per conoscere attraverso una interpellanza del Consigliere Rino Biscaro, i dati allarmanti riscontrati che al momento non risultano ancora pubblicati sul sito del Comune.

Considerazioni e commenti

Se caliamo il tutto dentro la grave situazione d’inquinamento ambientale registrato, ne emerge un quadro così serio da non sembrare nemmeno vero, dove superficialità e sottovalutazione dei rischi ricadono tutti sulla pelle di bambini e adulti tenuti completamente all’oscuro di tutto.  

Oggi la qualità, il dettaglio e la mole di dati ambientali disponibili è di molto superiore rispetto agli anni passati. È noto che la scuola, purtroppo, è collocata nell’area interessata dalle maggiori ricadute di uno dei più grandi impianti industriali della Regione, la costruzione è strutturalmente  di vecchia concezione e dopo dieci anni di monitoraggi esiste ancora il rischio di esposizione da Radon, che è un pericoloso gas naturale cancerogeno.

Sarebbe opportuno un gesto di responsabilità a salvaguardia della salute di centinaia di bambini. È evidente a tutti che la soluzione non è facile, ma se si fosse perseguito con decisione quanto deliberato all’unanimità nel consiglio comunale della scorsa primavera, che impegnava la giunta a trovare una nuova sede scolastica a fronte del grave inquinamento riscontrato, oggi non saremmo in questa situazione.

Procrastinare e sminuire i problemi significa ostinarsi a non volere applicare il principio di precauzione, gli insegnanti, i genitori e la dirigenza scolastica iniziano a prenderne coscienza. Bisogna uscire dai calcoli della politica e dagli approcci burocratici delle istituzioni preposte ai controlli. Quell’area non può essere considerata idonea a svolgere attività didattiche. Improvvisare soluzioni parziali e attendere studi più approfonditi spesso destinati a durare anni è un gesto che può essere giudicato come irresponsabile o cinico.

Non spetta a noi stabilire se in questi comportamenti si possano ravvisare violazioni di legge, ma auspichiamo che possa esserci anche una verifica di questo tipo.

Vogliamo chiudere con un forte richiamo all’amministrazione comunale per una maggior trasparenza, un maggior coinvolgimento, una maggior attenzione a queste problematiche che riguardano la salute di migliaia di persone.

Movimento civico “cambiamo aria”


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Il gazzettino 17-01-2019

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