Parco Colli: manca un progetto ambientale, sociale ed economico

Al riguardo dei vari argomenti, ovviamente sarà necessario favorire ogni dibattito possibile a livello collettivo (Consigli Comunali, Istituzioni del Parco ed Associazioni Ambientaliste) a settembre quando si riprenderà l’attività politica dopo questa torrida estate.

La prima cosa che cogliamo nella intervista, noi che il Parco lo abbiamo vissuto in passato, nella sua gestione amministrativa, è la genericità nell’approccio alle tematiche quotidiane dell’Ente ed anche per quelle più specifiche (Mab Unesco, Piano Ambientale).

Diciamo subito che ancora una volta un cambio radicale di governo della istituzione Parco con mandato per 5 anni, inizia senza un “normale” Documento Programmatico su cui poi cercare il confronto tematico ed anche il consenso da parte dei soggetti interessati, un Documento con cui esporre le priorità di governo, su cui evidenziare un percorso legato anche alla storia del Parco, con cui individuare le risorse per agire poi secondo le priorità stabilite.

Un secondo aspetto è il seguente: dal 2005 sono solamente i sindaci dei 15 comuni ad essere in primo piano nella gestione diretta, nella programmazione amministrativa e nel controllo della gestione, affermiamo questo in considerazione del fatto che: Presidenza, Comitato Direttivo e Comunità sono quasi esclusivamente composte da sindaci. E su questo sarebbe indispensabile un documento riassuntivo sui risultati ottenuti e soprattutto sulle molte cose incompiute. Invece stupisce non poco questa idea di “verginità” ciclica ad ogni rinnovo quinquennale, come se i nuovi arrivassero sempre da un altro ….. parco.

Altro elemento tematico, è quello dell’amore, alto e rinnovato in questo ultimo periodo, per le “Porte e per gli Atri” previsti, studiati e contestualizzati nel PA del Prof. Gambino.

Questo nuovo innamoramento trova narrazione esplicita all’interno delle previsioni progettuali del PATI Colli Euganei, a volte viene recepito con imbarazzo da parte degli interessati nell’ascoltare alcuni professionisti (vedi ad es. Lozzo A. novembre 2025) che si avventurano in questo tema suggerendo alcune riflessioni, la prima di tipo demagogico là dove vorrebbero dire: “vedete come siamo bravi ad a seguire il PA?” , la seconda strumentale nel senso che, attraverso questa ipotesi si individuano le “casette mobili di vetro nel bosco”.

E sul PATI Colli – riesploso da poco come araba fenice – le riflessioni da fare sarebbero molteplici a partire dalla dialettica importante di ordine tecnico che si è aperta da tempo tra i settori urbanistici della Regione con la Provincia e con il Parco in mezzo, il quale, va ribadito, produsse un documento importante un paio di anni orsono a garanzia de PA, preso di mira da PATI stesso visto da molti amministratori come “grimaldello” per lo scardinamento del piano A. come dai desiderata dell’attuale sindaco di Lozzo A.

Nella intervista citata tornano in modo sempre più semplificato i soliti slogan ripetitivi. Anche in questo caso, una volta per tutte, vorremmo conoscere quali sono le ostilità popolari? Quali sono le difficoltà degli industriali collinari, quale sistema nella viabilità e nella mobilità non funzionano, cosa porta a definire “anime duali” il termalismo con il Parco. Inoltre, “se riconosciamo che non abbiamo fatto molto per far comprendere le garanzie che venivano dal Parco (Malparte dixit)”, cosa va fatto per una buona comunicazione?

Veniamo al Piano Ambientale, capitolo più delicato e sul quale andrà controllato ed incalzato il nuovo Direttivo. “Dopo 40 anni necessita rivederlo, non è la Bibbia e nemmeno la Costituzione” (Presidente e Malparte ndr). Non bisogna avere un approccio ideologico e non va rivoluzionato (Montemezzo ndr, in questo modo cosa si ammette per il passato?). Se dopo 40 anni alcune “indicazioni” del PA devono ancora essere attuate, quelle previsioni (conosciute? comprese?) sono ancora valide? Questo afferma il nuovo presidente. “Necessita una regolazione urbanistica viste le numerose nuove norme e leggi stratificate anche con norme discordanti, questo afferma Montemezzo. “Il Piano A. è stato la salvezza di questo territorio”, “serve un aggiornamento e non uno stravolgimento”, “riconosciamo che non abbiamo fatto molto per far capire le garanzie che venivano dal PA”.

Dopo questo insieme di propositi presi tali e quali dalla intervista, che possiamo aggiungere? Che non abbiamo fatto molti progressi, sono frasi che quasi si annullano tra loro nel classico, un colpo alla botte ed un colpo al cerchio. Senza indicare un punto che sia uno, sul valore del Piano, sulle parti non sviluppate, su quelle volutamente abbandonate, su quelle non valorizzate e studiate a sufficienza con un concreto lavoro culturale tra Comuni e Regione con il Parco.

Bisognerà pure riconoscere che è mancata una visione ed una capacità politica, amministrativa e culturale, aspetti evidenti, in questi ultimi 20 anni in particolare. E relativamente a questo punto, del Piano Ambientale, rimandiamo alla documentazione prodotta in questi anni dalle Associazioni Ambientaliste.

Lungo sarebbe ora il ragionamento sulle norme pianificatorie ed urbanistiche introdotte o semplicemente proposte da che il Parco è nato. Vi sono talmente tanti strumenti, alcuni modificati ed altri in itinere, persi per la Regione del Veneto. Piano Paesaggistico, PTRC, Piano sulle risorse termali, PATI Colli, PAT comunale, PTCP della provincia, Piano Mab Unesco, Piano casa, Piano sul consumo di suolo, Piani sul Turismo regionali, Piani dei Consorzi Idraulici, ecc. Non credo vi sia un funzionario in Regione che riesca a mettere a fuoco questo intricato sistema pianificatorio. E riordinarlo seguendo le “sovranità” di questi piani. Ai quali va aggiunto il sistema di pianificazione che riporta al tema dei temi oggidì, che è quello del “cambiamento climatico”, appena accennato comunque nella intervista.

Ora Delluniversità dichiara che le riunioni del Comitato Direttivo saranno itineranti e verranno portate anche all’interno dei Consigli Comunali. Va appuntata questa affermazione in modo tale da poterla verificare passo passo. Così tutti i consigli comunali potranno incalzare il Parco e proporre temi generali e locali nel dibattito paesaggistico, ambientale ed amministrativo del Parco stesso. Ad esempio a Battaglia T. cosa potrebbe proporre il nuovo rappresentante in seno al Direttivo sul progetto “Nodi d’acqua e nodi di terra”, sul progetto Museo/i, cosa esprimere in merito alle previsioni del supermercato in area Civrana? Ora non potrebbe trincerarsi sull’idea che sono “cose di Galzignano”!! Cosa suggerirebbe sulle novità in atto nell’area del Ferro di Cavallo ed infine una idea sul recupero delle terme dell’ex INPS potremmo finalmente conoscerla? Intanto registriamo che non vi è coinvolgimento nella formazione del PAT comunale e poi a distanza di due mesi ancora non ha consegnato ai consiglieri il Documento Strategico definito dalla Provincia sul PATI Colli. E’ questa l’informazione ed il coinvolgimento? Per non dimenticare un ruolo fondamentale che l’amministrazione di Battaglia dovrebbe assumere per la sistemazione complessiva del Monte della Croce

Magari ora suggeriamo a tutti i consiglieri di Battaglia di prepararsi a questo incontro, che speriamo arrivi presto, rileggendo le delibere “storiche” del consiglio comunale con le discussioni fatte durante il periodo 1988/1998, quando si affrontarono i temi della nascita del Parco, la formazione del Piano Ambientale e la scelta di portare tutto il territorio comunale all’interno del perimetro del Parco. Tutto questo dibattito affrontava il sistema Parco come un bene valoriale per la tutela e la valorizzazione anche del nostro paese.

Sull’art. 19, in rapporto alla Cementeria di Monselice, nulla da aggiungere a quanto più volte ribadito da Francesco Miazzi e portato avanti con intelligenza e rispetto normativo assieme al Sindaco Francesco Corso membro del passato Direttivo del Parco ed anche dell’attuale. Figura importante e preparata professionalmente e con la giusta sensibilità rispetto alle tematiche ambientaliste.

Infine sulla frase sibillina di Montemezzo sulla “finestrella aperta” sul tema delle cave, l’intervento non è chiaro se il riferimento va verso le autorizzazioni non più concesse, dopo 25 anni di proroghe, a coloro che non coltivano le cave in galleria. Se così fosse non sarebbe cosa buona, ma verificheremo tutto a breve scadenza, penso.

In chiusura ribadiamo che tutte queste tematiche dovranno essere al centro del dibattito delle forze progressiste ed ambientaliste dei Colli per poi sfidare quotidianamente il nuovo gruppo dirigente dell’Ente, che dovrebbe prendere posizione immediatamente anche contro le sciagurate scelte di stravolgimento delle norme sulla caccia portate avanti dal governo italiano.

Anche sul tema del Monastero degli Olivetani buttato lì come specchietto ci sarebbero ragionamenti e studi in rapporto a cosa significa il recupero generale del Monte Venda con la ex base dell’Aeronautica. Rimandiamo pure per informazione su queste proposte a documenti presentati più volte dalle Associazioni ambientaliste.

Riconosco che altre tematiche come la fauna selvatica, il termalismo e la questione Mab Unesco abbisognano di ulteriori studi e proposte specifiche.

Come appello finale chiediamo a tutti i consiglieri comunali, ai consiglieri provinciali ed ai rappresentanti regionali di riprendere la lettura e lo studio dei diversi Documenti con Proposte per il Parco che in questi ultimi 20 anni sono stati puntualmente presentati ad ogni rinnovo di Presidenza dal mondo ambientalista.

Personalmente, purtroppo, sul parco vivo oggi la consapevolezza dell’abbandono. Non emerge, al momento, un’idea in grado di farci immaginare un progetto ambientale, sociale ed economico in grado di offrire un’idea di futuro per questo ente e per il nostro territorio. Mi auguro di sbagliarmi.

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