11 minuti

Un romanzo del 2003, di uno dei più noti scrittori contemporanei, ispirato ad una storia vera.

Nel corso di un pomeriggio di autografi e dediche a Ginevra, si presentarono alcune prostitute coi libri che avevano scritto. Una di loro attirò in particolare la mia attenzione e uscimmo a prendere un caffè. […] Così nacque la trama di Undici minuti.”.

Maria, una bella ragazza brasiliana di ventidue anni, intraprende un viaggio da Rio de Janeiro alla Svizzera alla ricerca di un promettente futuro nella moda, col sogno di riuscire a guadagnare il necessario per aprire un’azienda agricola una volta ritornata in patria.
Viene notata in Brasile da uno svizzero che a Ginevra possiede un locale dove giovani ragazze latinoamericane intrattengono il pubblico ballando.

Accetta di partire, ma dopo qualche tempo viene licenziata e comincia a lavorare per un locale dove i facoltosi clienti pagano, dai 350 ai 1000 franchi, per avere prestazioni sessuali dalle intrattenitrici che ci lavorano.
Nonostante il tipo di lavoro, ora sa di non avere più problemi di soldi e può permettersi di cambiare appartamento, risparmiare e inviare parte dei suoi guadagni alla famiglia d’origine.

Sin da piccola ha desiderato l’amore ma ne è rimasta sempre delusa.
Nel campo della prostituzione, dove deve evitare il coinvolgimento emotivo, riesce a restare per un anno, poiché le interessa accumulare denaro velocemente e riuscire a uscirne altrettanto in fretta.
In effetti, si trova sola in un Paese a lei sconosciuto con l’obiettivo di tornare in patria trionfante per non fare brutta figura con conoscenti e compaesani, si concentra quindi su se stessa e sul prendere dimestichezza con la lingua francese.

Non ha tempo per pensare a relazioni stabili nonostante la speranza di riscatto e di un futuro migliore non la abbandoni mai davvero.

Con lei lavorano altre giovani prostitute che sono in competizione tra loro per fidelizzarsi i clienti e che sanno che potranno lavorare lì per un massimo di due anni circa, quando verranno sostituite da nuove avvenenti reclute.

Altri locali, invece, accettano donne dai 30 anni in su ma con l’aumentare dell’età la paga e le ore di lavoro diminuiscono considerevolmente.
Il rituale del locale dove lavora prevede che l’intrattenitrice si faccia offrire un cocktail, balli col cliente e allo scadere di tre quarti d’ora esca con lui alla volta di un albergo a cinque stelle.
Gli “undici minuti” del titolo sono il tempo effettivo della prestazione sessuale al netto di tutto il cerimoniale che la precede.

Le conclusioni che Maria trae da questi incontri sono scritte chiaramente nel suo diario: “Dopo una considerevole frequentazione delle persone che vengono qui, sono arrivata alla conclusione che il sesso è usato come una qualsiasi droga: per sfuggire alla realtà, per dimenticare i problemi, per rilassarsi.”.

Maria decide che, dovendosi anestetizzare dal provare reali sentimenti durante il lavoro, si interrogherà incessantemente sull’amore nel suo diario, nonostante il cinismo della vita reale e il disincanto che la sua avventura in Europa le fa provare.
La sua esperienza è permeata da un’intensa riflessione sulla gestione della solitudine, sul desiderio di amare ed essere amati e su ciò che si trova sotto le maschere sociali che assumiamo.

Undici minuti,

un racconto che parla di prostitute e clienti, di aspettative sociali (cosa si aspetta la società dall’uomo e cosa dalla donna) e di quanto i due sessi abbiano interiorizzato queste aspettative, di desiderio, paure e inibizioni, di insoddisfazione e di limiti da sperimentare per poi comprendere quanto il percorso, che la protagonista chiama “l’avventura”, ci può portare ad essere pronti per una versione dell’amore più sana e autentica che è quella di amare senza sentire il bisogno di possedere.

Banale, forse, chiedersi perché non esiste la prostituzione maschile, o meglio perché non ha avuto altrettanto successo, dato che le cose sono sempre andate così.
Eppure, leggendo questo romanzo, a sentire le motivazioni e le insicurezze delle cosiddette sex workers ma soprattutto dei loro clienti, viene da pensare che ci sia terreno per migliorare davvero anche attraverso “l’educazione affettiva e sessuale” di cui si sente parlare molto in questo periodo in Italia che rimane ostinatamente uno dei paesi dell’Unione Europea che non la prevede come obbligatoria nei programmi scolastici di ogni ordine e grado.


2 commenti su “11 minuti”

  1. Ottima recensione da parte di Martina Magon. Storia coinvolgente su cui riflettere. Martina ha messo in luce i passaggi più significativi ponendo infine anche la riflessione su quesiti mai risolto nel tempo.

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