Recensione del libro “La vera storia di Martia Basile” di Maurizio Ponticello

Un romanzo storico che affronta il tema della violenza di genere attraverso la storia di Martia, molto conosciuta nella Napoli del Seicento e narrata anche da un breve poema di Giovanni della Carrettola, un cantastorie napoletano operante nel periodo in cui ha vissuto la protagonista. A cura di Martina Magon di Donne in Ekopark.

Tra la fine del Cinquecento e l’inizio del Seicento, una dodicenne sposa un ricco commerciante cinquantenne di Napoli, all’epoca capitale del viceregno spagnolo. La pratica delle spose bambine è usuale a quei tempi e, come noto, ancora attuale in quei paesi del mondo dove i matrimoni precoci sono legali o tollerati. Per questo motivo secondo l’autore “Martia è uno dei simboli della condizione femminile tra Rinascimento ed età barocca, eppure è di un’attualità sconvolgente.”.

Il compito della protagonista è dare un erede maschio al marito ma, sfortunatamente per lei, nascono due bambine. Nonostante subisca ripetutamente violenza domestica, rimane fedele al marito fedifrago fino a quando scopre che il coniuge l’ha offerta come riscatto di un debito contratto con un governatore spagnolo.

Il destino di Martia è segnato: dovrà soddisfare i capricci di uomini al servizio del suo aguzzino. La protagonista, però, riesce rocambolescamente a fuggire dal palazzo-prigione nel quale è stata isolata, nascondendosi per giorni in un bosco, al freddo e senza cibo.

Sopravvive fino ad arrivare febbricitante e priva di forze da una famiglia amica che da tempo le accudisce le figlie. Martia si riprende dopo settimane e, una volta giunta la notizia che il governatore che la cercava per farla prostituire è stato destituito, riesce a far ritorno a casa.

Il marito nel frattempo è stato arrestato per non aver concesso la moglie nei modi intimati dal suo creditore. Il suo problema non era quello di cedere la moglie ma la sua onorabilità sociale nel lasciarla in balia del governatore, davanti a tutti, in occasione di un ricevimento.

Insomma, vendere la moglie per farla stuprare era per lui accettabile ma inaccettabile era sporcare la sua importantissima fedina “sociale”. Agli occhi di tutti lui doveva essere solo una vittima dei desideri di un uomo di potere.

Martia, una volta ritornata nella casa nella quale aveva vissuto col marito, le figlie e la domestica è ormai ventenne e per mesi sperimenta una vita diversa: libera dai soprusi del coniuge, si innamora di un soldato spagnolo e frequenta un gruppo di donne conosciute attraverso l’ostetrica del paese, conoscitrici di erbe medicamentose e riti pagani, che la guariscono dalle ferite del corpo e dell’anima, costituendo quel che oggi chiameremmo una sorellanza.

Tutto crolla quando, inaspettatamente, il marito viene scarcerato e torna a casa. Martia ha ormai sperimentato la vita da donna libera e al primo attacco violento del marito contro di lei risponde con una serie di coltellate che lo uccidono. La domestica non riesce a tenere per sé questo penoso segreto e lo confida alla sarta del paese.

In poco tempo il viricidio diventa di dominio pubblico. Vengono entrambe arrestate e portate nelle spaventose carceri della Vicaria a subire quei supplizi che, come sappiamo bene anche oggi, inducono i torturati a “dire la verità”. 

Dopo averla denudata e sollevata per le braccia, incrociate dietro la schiena in modo da romperle le spalle, i giudici presenti la fanno confessare. La ragazza racconta dei suoi legami con un gruppo di donne che l’avevano avvicinata a culti pagani e che l’avevano indotta ad uccidere il marito.

Così interviene anche il Santo Officio e, nonostante il pentimento, Martia viene portata al patibolo con un pubblico curioso di vedere morire, tra gli altri, una donna accusata di stregoneria.

Un romanzo storico che affronta il tema della violenza di genere attraverso la storia di Martia,  molto conosciuta nella Napoli del Seicento e narrata anche da un breve poema di Giovanni della Carrettola, un cantastorie napoletano operante nel periodo in cui ha vissuto la protagonista.

Un libro cupo e intenso che ci interroga sul ruolo delle donne nella storia e nella tradizione culturale della nostra società. Una strega italiana del Seicento che continua a chiedere giustizia, non solo per sé stessa.

Potete ascoltare una canzone a lei dedicata a questo link

https://www.youtube.com/watch?v=J-S3kPc4ho8  “Tengo sete de giustizia”

Un commento su “Recensione del libro “La vera storia di Martia Basile” di Maurizio Ponticello”

  1. La storia è tristissima e le violenze alle quali è stata sottoposta questa giovane donna sono di una crudeltà atroce. Il problema è che continuano ad accadere tutti i giorni. Ma com’è possibile che l’animo umano possa essere così cattivo?

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