La solidarietà delle Donne in Nero e del Centro Pandora di Padova alle Sorelle turche

La Turchia, con un decreto presidenziale firmato il 20 marzo 2021 da Erdogan, non aderisce più alla Convenzione di Istanbul. Un contributo di Carla Manfrin

La Turchia, primo firmatario della Convezione del Consiglio d’Europa e paese ospitante il debutto della principale carta internazionale contro la violenza sulle donne, non aderisce più al trattato.

La Convenzione, entrata in vigore nel maggio 2011, firmata da 45 paesi (e dalle istituzioni Ue) e ratificata da 35 (tra cui l’Italia), è la prima a introdurre strumenti legalmente vincolanti per combattere la violenza sulle donne, prevenire gli abusi domestici e perseguire i responsabili.

La Convenzione è importante anche perché, all’articolo 3, definisce la violenza di genere come una forma di discriminazione e individua una serie di abusi come specifica violenza contro le donne: violenza psicologica e fisica, stupro, molestie, stalking, matrimonio forzato, mutilazione genitale femminile, aborto forzato e sterilizzazione forzata, delitti d’onore.

È la ministra della famiglia (sic!), Zehra Zumrut che giustifica in un tweet  la decisione di chiamarsi fuori dalla Convenzione: «A tutelare le donne ci sono già le leggi nazionali, a partire dalla nostra Costituzione. Il nostro sistema giudiziario è dinamico e abbastanza forte da implementare nuove leggi».

I numeri, però, smentiscono queste affermazioni, come evidenzia Chiara Cruciati (Il Manifesto 21.3. 2021): “secondo l’Oms, il 38% delle turche ha subito violenza almeno una volta, mentre secondo un rapporto dello stesso governo turco risalente al 2014 quattro donne su 10 hanno subito abusi fisici o sessuali, tre su 10 si sposano ancora minorenni, al 33% delle ragazze non viene permesso di frequentare la scuola e all’11% delle donne di lavorare. E poi i femminicidi: 300 nel 2020 (più 170 casi «sospetti», che la polizia ha frettolosamente bollato come suicidi tra le proteste delle associazioni delle donne), 477 nel 2019, 440 nel 2018. Grosso modo il doppio dei dati del 2012”.

Una martellante campagna gestita da numerosi esponenti di governo e personalità conservatrici, Erdogan in testa,  da anni sostiene un’immagine dei ruoli di genere funzionale al patriarcato di Stato: in sintesi, riconoscere alle donne il diritto a non essere violate, maltrattate e uccise dai mariti, evitare i matrimoni precoci e forzati danneggia l’unità familiare, le donne devono fare i figli, almeno tre, e prendersi cura della casa e dei figli, per il bene della nazione, contro l’avanzata della propaganda Lgbtqi+, terroristi che puntano a distruggere la fabbrica sociale, secondo le dichiarazioni del vice presidente Fuat Oktay.

Immediata la reazione delle opposizioni e delle associazioni delle donne e delle femministe che hanno chiamato subito alla piazza, mai lasciata in questi mesi: «Chiamiamo alla lotta totale contro chi ha rimosso la Convenzione di Istanbul», «Non stiamo zitte, non obbediamo».

La polizia le ha caricate.

Solidarietà con le sorelle turche: Annullare la decisione, applicare il trattato!

Alle donne, alle amiche e compagne turche che si oppongono alla decisione del loro governo di rigettare la Convenzione di Istanbul,

desideriamo che vi arrivi tutta la nostra solidarietà e profonda partecipazione alla battaglia che state conducendo per porre fine al predominio degli uomini sulle donne. La vostra è anche la nostra lotta perché in tutto il mondo le conquiste che con tanta fatica abbiamo raggiunto sono minacciate e/o rigettate. Il sistema patriarcale non cede spazio al nostro diritto di decidere autonomamente della nostra vita e ci rigetta mute e impotenti nel silenzio della famiglia tradizionale. Proprio là dove si consuma la maggior parte delle violenze su di noi. Ancora una volta un sistema antidemocratico, nazionalista e bellicista vuole espropriarci del nostro corpo e della nostra libertà di scelta. Con voi, con le donne polacche, argentine e quant’altre non accettano tutele patriarcali continueremo a batterci per una società che rispetti i diritti e i desideri di donne e uomini di vivere liberi e diversi per sesso, genere e orientamento sessuale.

                                                           Centro Pandora Padova e Donne in Nero Padova

Le Donne in Nero

Il movimento delle Donne in Nero è nato a Gerusalemme nel 1988 dall’iniziativa di alcune donne israeliane che volevano dissociarsi dalla politica di occupazione dei territori palestinesi decisa dal loro governo. Vestite di nero e in silenzio, esprimevano il loro desiderio di pace e convivenza tra i popoli e il rifiuto di ogni forma di violenza. La pratica delle Donne in Nero arrivò in Italia e si estese in varie città, soprattutto in occasione della prima guerra del Golfo e delle guerre in Jugoslavia. In quest’ultimo paese, il 9 ottobre 1991 a Belgrado, le Donne in Nero manifestarono per la prima volta in strada contro guerre e nazionalismi.

Oggi la Rete Internazionale delle Donne in Nero è presente in molti paesi europei ed extraeuropei e si caratterizza attraverso una forte opposizione alla guerra e al militarismo.

In tutte le situazioni di conflitto che coinvolgono i propri governi, le Donne in Nero rifiutano la logica delle armi e del nazionalismo, scegliendo di parlare in prima persona, di rinunciare al ruolo di passività tradizionalmente loro imposto, assumendo una responsabilità individuale di resistenza alla guerra e a tutto ciò che essa comporta in termini di distruzione, odio, esclusione.

Dal 1992 al 2001 sono stati tenuti convegni internazionali delle Donne in Nero a cadenza quasi annuale, organizzati dalle donne dei Balcani. Successivamente i convegni internazionali sono stati organizzati in Italia, a Gerusalemme, in Spagna, in Colombia, in India, in Sud Africa; l’ultimo doveva tenersi in Armenia, ma è stato rimandato a causa della pandemia in atto.

Le Donne in Nero in Italia sono presenti in molte città. Benché ogni gruppo si organizzi ed agisca in piena autonomia, esiste un coordinamento nazionale che si realizza attraverso incontri periodici e l’attuazione di progetti comuni. Accanto agli ambiti tradizionali di intervento, quelli della nonviolenza e del disarmo, le Donne in Nero in Italia sono impegnate a tutelare la libertà e l’autonomia femminile. Partecipano anche a reti e movimenti che si battono contro il razzismo, promuovendo l’accoglienza e il riconoscimento dei diritti delle persone migranti.

A Padova le Donne in Nero si sono spontaneamente riunite a partire dai bombardamenti della NATO su Kosovo e Serbia il 24 marzo 1999. Si riuniscono ogni mercoledì e manifestano, in nero e in silenzio in piazza, ogni primo mercoledì del mese. https://donneinnero.blogspot.com/

a cura di Carla Manfrin

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

code