Lezioni di Greco moderno

Un intervento di Francesco Miazzi che parte dall’esito del referendum in Grecia, per focalizzare le prospettive della sinistra sociale e politica in Italia e nei territori. 

Come tutti sono rimasto incollato ai media per sapere, capire, conoscere l’evolversi degli eventi in Grecia.

Diciamo che se avessero vinto i SI, buona parte di quelli che oggi osannano Tsipras sarebbero qui a lanciare strali e far lezioni di linea politica. Fortuna per tutti ha vinto il NO, fatto che riapre un segnale di speranza e conferma che un’altra Europa è possibile! Siamo consapevoli che la questione rimane apertissima, come sappiamo che in questo percorso la Grecia ha bisogno di noi, come tutti noi avremo bisogno dello spirito del popolo greco. Non saranno passaggi facili e nemmeno gli esiti saranno scontati.

Ora non mi avventuro in analisi economiche, perché tanti altri lo hanno fatto in modo compiuto o sintetico (mi riferisco al video di Massimo D’Alema che in 90 secondi riassume bene la questione). Mi  viene più spontanea una breve riflessione politica che attraversa anche la nostra esperienza.

Penso al fatto che 15 anni fa eravamo tutti insieme a Genova (in realtà Tsipras non ci arrivò perché fermato e respinto con il migliaio di militanti greci nel porto di Ancona) e che quel portentoso movimento non fu disarticolato solo dalla repressione, ma soprattutto dalle scelte politiche delle principali componenti. Quella generazione catalogata come “No global” si è così dispersa,  ma ha continuato ad operare in modo diverso nei propri territori, ponendosi in molte realtà il problema di passare dalla contestazione al governo.

Ognuno nel suo specifico, dentro e attraverso i movimenti, con buona dose di mediazione politica, in alcune parti il processo è riuscito. La Grecia e la Spagna, dove i movimenti non erano certo più forti e radicati che in Italia, sono qui a dirci che abbiamo commesso degli errori, che dobbiamo cambiare passo, che abbiamo il dovere di cercare di recuperare il terreno perduto, prima che sia irrimediabilmente occupato dai populismi e dai movimenti reazionari.

Se si vuole guardare avanti e non limitarsi al ruolo di “tifosi”, non credo sia il momento di cercare le responsabilità o i colpevoli di questo enorme e forse irrecuperabile ritardo, ma vedo, come tutti, l’urgenza di ricomporre un percorso articolato anche qui in Italia.

I movimenti di lotta non si costruiscono a tavolino o nelle sedi di partito, ma sicuramente possono essere favoriti dalle scelte e dall’impegno di tutti. Penso quindi che il percorso avviato da Landini/FIOM sia interessante e abbia grandi potenzialità. Ma mi permetto una semplice considerazione personale. Se la coalizione sociale non si aprirà concretamente a tutte le realtà dell’autorganizzazione sociale,  se non affronterà il nodo dello sbocco politico e il nesso amministrativo, sarà un’esperienza a rischio di marginalità, con grave danno per tutti.

Il cosiddetto spazio a sinistra del PD, che molti danno per elemento certo, è invece un’ipotesi tutta da costruire e verificare.  Quello che oggi si muove a sinistra, da Rifondazione a SEL, dal “Possibile” di Civati al filone Fassina-Cofferati, passando per i mille aggregati civici presenti nei territori, deve dimostrarsi all’altezza di essere soggettività portatrice di un nuovo processo costituente. L’azzeramento delle microstrutture attuali, l’avvio di percorsi territoriali aperti, trasversali, dove non contano simboli e tessere pregresse ma la partecipazione attiva, fisica e/o virtuale (senza tabù su questo aspetto), rappresentano una pre-condizione indispensabile.

L’intreccio e la collaborazione sinergica con la coalizione sociale rappresentano l’altro elemento indispensabile, ma ciò potrà avvenire solo con una volontà condivisa,  nel reciproco rispetto dei percorsi e delle scelte.

Potrebbe essere che il ritardo accumulato sia ormai irrecuperabile, come potrebbe essere che questo spazio non esista più, perché già coperto o sussunto dal movimento 5 stelle o perché traghettato in modo irreversibile nell’astensione e il rifiuto della politica. Ma queste sensazioni vanno verificate e non devono diventare elemento demotivante.

Le scelte dei gruppi nazionali devono legarsi con percorsi virtuosi locali e regionali da avviare fin da subito. Se l’uno aspetta l’altro resteremo al palo, travolti ancora una volta dagli eventi.

I nuovi scenari europei, i movimenti nella scuola e nella società, le politiche di gestione dell’accoglienza, l’impoverimento generale, il divario tra ricchi e poveri, i cambiamenti climatici sono tutti indicatori che ci spronano in questa direzione, ci dicono che questo tentativo non è più rinviabile e che tutti abbiamo il dovere di provarci.

Francesco Miazzi

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