Oltre il 25 novembre: serve un impegno concreto e… femminista!

Il Comunicato del gruppo “Ambiente e Società” di Monselice

Il 25 novembre è la giornata internazionale contro la violenza sulle donne. Quella della violenza maschile contro le donne è questione che ogni anno arriva all’attenzione pubblica a ridosso di questa data ma che oggi, a causa dei provvedimenti per la pandemia,  richiede uno sforzo maggiore nell’individuare situazioni già complesse o rese tali dalle condizioni di chiusura in casa.

Ecco perché non si può discutere di questa giornata senza valutare quanto il tempo della pandemia abbia procurato, nelle sue conseguenze, dei danni alle donne che hanno sì reagito mostrando una rara capacità di resistenza ma che, nel caso di ambiti violenti, spesso si sono trovate in una doppia trappola, quella dei propri aggressori e quella di una perdita di movimento.

Dal Rapporto Eures risulta che in Italia c’è un femminicidio ogni tre giorni.

Peggio nel lockdown: 91 donne morte in soli nove mesi rispetto alle 99 di tutto l’anno scorso. Nell’89% dei casi si tratta di femminicidi in ambito famigliare, vuol dire che gli assassini sono mariti, compagni, parenti conviventi che hanno in comune una cosa: sono maschi e uccidono le donne in quanto donne.

Altri due dati emergono dal Rapporto Eures: crescono vistosamente i femminicidi-suicidi e, sia pure in forma più residuale, anche le uccisioni delle madri da parte dei figli.

 A proposito della collocazione geografica, si segnala un aumento delle uccisioni negli ultimi dieci mesi rispetto allo stesso periodo del 2019: +9,5% solo nel nord Italia con un allarme che riguarda Lombardia e Piemonte cui si riconosce il triste primato di coprire il 36% dei casi nazionali. Una flessione che si registra invece al centro (con una diminuzione del 12,5%) e al sud (il 22,2% in meno rispetto l’anno scorso).

Se il tempo del covid-19 ha accelerato il fenomeno di rischio della prossimità ai violenti, è pur vero che rimuovere si tratti di un fenomeno strutturale e sistemico sarebbe un errore fatale; sarebbe come a dire che dopo la pandemia le cose riprenderanno nella buona convivenza tra i sessi che precedeva questo presente.

Ma così non è: anche rispetto a questa problematica  il tanto declamato «ritorno alla normalità» non è né auspicabile né plausibile: negli ultimi venti anni sono state sono 3.344 le donne uccise in Italia, tanto per avere chiaro l’aspetto così poco emergenziale di ciò che è la violenza di cui oggi si domanda l’eliminazione.

Ciò per dire che i dati sono fondamentali per capire la situazione esistente ma bisogna proseguire un lavoro di sponda, deve essere culturale, di immaginario, relazionale. In una parola: politico. E femminista.

Per questi motivi ancora di più ci ha lasciate e lasciati interdetti la superficialità del testo pubblicato dal Comune di Monselice (nello specifico “il Sindaco, la presidente della commissione, l’assessorato alle pari opportunità“) a questo proposito.

é un posto lasciato “vuoto” per riempire le coscienze di consapevolezza: la violenza sulle donne è un problema culturale ed una responsabilità sociale, che riguarda tutti.
Quel posto sarà riservato per sempre ad una donna che avrebbe voluto, potuto e dovuto essere lì: sarà un segno, un monito silenzioso, voce per chi non ha più voce, che suggerisce a tutti di NON sottovalutare MAI i segnali della violenza e non voltarsi mai dall’altra parte.
E’ un posto lasciato “vuoto” per riempire le coscienze di consapevolezza: la violenza sulle donne è un problema culturale ed una responsabilità sociale, che riguarda tutti.
Quel posto sarà riservato per sempre ad una donna che avrebbe voluto, potuto e dovuto essere lì: sarà un segno, un monito silenzioso, voce per chi non ha più voce, che suggerisce a tutti di NON sottovalutare MAI i segnali della violenza e non voltarsi mai dall’altra parte.

Non possono essere sufficienti le panchine ricoperte da teli rossi, descritte nel comunicato stampa come un “gesto concreto dedicato a tutte le donne vittime di violenza”. Gesto concreto? Sono questi i gesti concreti che un’amministrazione comunale sa offrire alle donne che nel suo territorio si trovano in situazioni di violenza fisica, economica, psicologica, culturale?  Sono questi i gesti concreti necessari quando una donna su tre è a reddito zero (33,8%) e poco più di una su tre può contare su un reddito sicuro (36%)?

E “chiedere a tutte e tutti di pensare che situazioni di violenza continueranno, anche e soprattutto durante questa emergenza, e di non lasciare sole le donne e le/i loro figlie/i per le/i quali questo periodo sarà un inferno nell’inferno” non solo è di una banalità immensa ma è indice ancora una volta di una mentalità che non sa nominare (e non si adopera per rimuovere)  le cause strutturali della violenza offrendo, solo e forse, un intervento assistenziale.

Questo non è sufficiente, non lo è.

Serve un’analisi profonda di questa realtà, serve un confronto onesto e libero da vincoli di partito, un piano di lungo termine per mettere in moto energie e attivare il cambiamento necessario. Riuscirà la Commissione Pari Opportunità del comune di Monselice a iniziare finalmente questo percorso?

Il gruppo “Ambiente e Società” – Monselice

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