Cinghiali nei Colli Euganei: una strategia fallimentare e costosa.

L’ultima relazione sul monitoraggio del cinghiale nel Parco Regionale dei Colli Euganei, approvata dal Consiglio Direttivo il 29/01/2026, documenta quello che le associazioni ambientaliste denunciano da anni: la strategia del solo abbattimento è un fallimento totale, costoso per i contribuenti e controproducente per l’equilibrio naturale.

La relazione del monitoraggio 2025 evidenzia un paradosso biologico ormai noto alla scienza ma  ignorato dalla gestione del Parco: nonostante una pressione venatoria costante, la popolazione di cinghiali è esplosa: l’Indice Kilometrico di Abbondanza (IKA) è quasi triplicato, balzando dallo 0,94 al 2,53 in soli tre anni dal 2023 al 2025.

Incrociando questi dati con i documenti contabili, si evidenziano i costi esorbitanti: nel solo 2024, l’Ente ha impegnato complessivamente oltre 471.000 euro per la gestione della fauna, risorse sottratte ad altre attività di tutela e valorizzazione.

Nonostante gli ingenti investimenti in conto capitale fatti nel 2024 (quasi 300.000 euro) per attrezzature e mezzi , il numero di cinghiali abbattuti è rimasto sostanzialmente stabile o in calo (dai 2.242 del 2022 ai 1.661 del 2025), a dimostrazione che più abbattimenti non significano meno cinghiali.

E le previsioni per il futuro sono preoccupanti: il bilancio di previsione per il 2026 stanzia altri 300.000 euro per “eradicazione e contenimento”. Se la strategia rimane la stessa, ci troveremo di fronte a un ulteriore spreco di denaro pubblico che porterà, come già avvenuto, a un nuovo picco di popolazione nel 2027.

L’inefficacia di questo approccio è confermato anche dalla recente Delibera n. 36 dell’8 aprile 2026, con cui il Parco ha autorizzato il selecontrollo per l’anno in corso. È irragionevole che, mentre si giustificano queste attività come ‘obiettivi di depopolamento’ urgenti per l’emergenza Peste Suina Africana (PSA), i dati di monitoraggio dimostrano che il depopolamento non avviene affatto. Si continua a utilizzare l’emergenza PSA per giustificare una pratica venatoria che sta solo alimentando la proliferazione della specie invece di contenerla.

Il sospetto, ormai quasi certezza, è che questo “fallimento” faccia comodo a molti. Il sistema dei selecontrollori si è trasformato in una gestione che si auto-alimenta: meno si risolve il problema, più giustificazioni ci sono per richiedere fondi, permessi e interventi.  Non va dimenticato che il cinghiale non è una specie autoctona dei Colli Euganei: è stato introdotto artificialmente e illegalmente per scopi venatori. Una pratica criminale che, come riportato dalle recenti cronache del Mattino di Padova, sembra continuare ancora oggi con nuovi rilasci illegali.

È assurdo che il Parco continui a inseguire il problema con i fucili, quando è chiaro che la pressione venatoria è la causa, e non la soluzione, della super-proliferazione. Gli abbattimenti indiscriminati scompaginano i branchi, portano le femmine giovani ad andare in calore precocemente e aumentano il tasso riproduttivo, come spiega Luca Giunti in un approfondimento di Altreconomia sulla fallimentare gestione nazionale.

Cambiare prospettiva è l’unica via d’uscita possibile. Chiediamo che il Parco dei Colli Euganei abbandoni la logica dell’emergenza perenne e avvii una sperimentazione seria su metodi non cruenti e scientificamente validati: innanzitutto sulla immunocontraccezione, per intervenire sul tasso di natalità in modo mirato e incruento. E inoltre sulle barriere fisiche innovative: come i dissuasori intelligenti per proteggere le colture senza alterare gli ecosistemi. Invece di finanziare una guerra che la natura vince sistematicamente, le risorse regionali dovrebbero essere destinate al supporto agli agricoltori per sistemi di difesa passiva e a studi che non siano solo finalizzati al prelievo.

Christianne Bergamin – rappresentante delle associazioni ambientaliste nella Comunità del Parco dei Colli Euganei

2 commenti su “Cinghiali nei Colli Euganei: una strategia fallimentare e costosa.”

  1. Tutte teorie. Ci vogliono chiusini mobili di una certa dimensione, spostandoli ogni due giorni con pastura, dove il branco frequenta perché non sono invisibili, lasciano tracce inconfondibili. In zona Solana Monselice ci sono branchi che stanno distringendo anche il cigliò della strada per non parlare dei terreni e le varie muretti a secco, sperando che non si ripeta un fortunale come due anni fa. Sono disponibile per far vedere hai specialisti le zone dove ogni notte il branco banchetta

  2. Ma quali sono questi metodi non cruenti e la difesa passiva delle culture?
    Che le associazioni ambientalistiche facciano delle proposte al Parco Colli con progetti, razionali e realizzabili. Per i cinghiali sono un costo di tempo e di denaro. Ho recintate la mia piccola azienda e fare manutenzione continue. Senza pensare a tutti i danni fatti nei terreni e quante volte mi hanno rovinato uva ciliegie e piante di olivo….

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