Il dibattito sul futuro del Parco Colli Euganei si riduce ancora una volta a una lotta per le poltrone, ignorando le finalità dell’ente: protezione del suolo, della flora e della fauna, valorizzazione del patrimonio storico e paesaggistico. Il Coordinamento delle Associazioni Ambientaliste denuncia il grave ritardo nell’attuazione del Piano Ambientale, ridotto a mero vincolo burocratico, e chiede al Presidente Alberto Stefani di riportare al centro la tutela dei 15 Comuni e di riattivare la Consulta, oggi inattiva. È tempo di restituire il Parco alla sua missione originale.
Lettera aperta al Presidente della Regione Veneto, Alberto Stefani
Assistiamo, in queste settimane, all’ennesimo spettacolo del “totonomi” per la Presidenza e il Consiglio Direttivo dell’Ente Parco Colli Euganei. Una pratica che, purtroppo, non sorprende più nessuno, ma che continua a destare profonda indignazione in chi, da anni, osserva con amarezza la progressiva mortificazione di un’istituzione che è nata per la tutela e la valorizzazione del nostro patrimonio naturale e culturale.
Abbiamo atteso fino ad oggi nel tentativo di verificare se, dopo le elezioni regionali di fine 2025, vi fosse la volontà di imprimere una svolta, auspicando che la nuova fase potesse finalmente tradursi in scelte di discontinuità rispetto al recente passato, purtroppo invano.
Ancora una volta, la discussione pubblica non verte su programmi, progetti di valorizzazione, strategie di conservazione, gestione dei cambiamenti climatici o rilancio dell’economia sostenibile del territorio. No, la discussione si riduce a una triste lotta per la poltrona, dove la guida del Parco diventa merce di scambio per equilibri politici. È il fallimento strutturale della L.R. 23/2018: una legge partorita con l’intento di riorganizzare, ma che di fatto ha accentrato il potere, svuotando di significato l’autonomia dei territori e consegnando l’Ente a dinamiche di pura occupazione partitica.
Il risultato è sotto gli occhi di tutti: dopo anni di commissariamento, il Parco è ripartito nel 2019 più indebolito di prima, gestito per lo più da figure – Presidenti e consiglieri – che hanno dimostrato, con il loro agire o con il loro passato, una profonda estraneità, se non una palese ostilità, verso la missione stessa dell’Ente. Come dimenticare quegli episodi emblematici, in cui il Parco veniva descritto non come un bene comune da tutelare, ma come un ostacolo burocratico da smantellare, con amministratori pronti a mettere in discussione i confini stessi dell’area protetta pur di compiacere interessi locali?
Un segnale inequivocabile del degrado istituzionale dell’Ente è la sistematica trascuratezza verso la Consulta del Parco. Nonostante la Legge Regionale n. 23/2018 stabilisca all’art. 8, comma 5, l’obbligo di convocazione almeno semestrale, tale scadenza è stata ripetutamente ignorata negli ultimi anni. Questa condotta è proseguita nonostante il formale richiamo del Garante Regionale e ha portato, nel giugno 2024, alle dimissioni per protesta della rappresentante del Circolo Legambiente di Este. Si rileva, inoltre, che l’organismo non viene più convocato dal novembre 2024. Tale mancata osservanza della legge ha svuotato di significato il ruolo della partecipazione, riducendo gli organi consultivi a presenze puramente formali privi di reale funzione.
Come associazioni ambientaliste, in questi anni abbiamo cercato di dare il nostro contributo: abbiamo proposto programmi concreti (“Un programma per la rinascita”), abbiamo sollevato obiezioni puntuali di fronte a situazioni inaccettabili, abbiamo denunciato il conflitto di interessi tra ruoli amministrativi e attività professionali.
È necessario un cambio di passo. Il Parco ha bisogno di una gestione che finalmente si concentri sull’attuazione del Piano Ambientale, strumento rimasto in larga parte inapplicato e spesso trattato come un vincolo burocratico anziché come l’asse portante della programmazione territoriale. Chiediamo che il nuovo Consiglio Direttivo venga scelto sulla base di comprovate sensibilità e competenze tecniche e di un impegno manifesto, superando la logica degli equilibri di parte, orientando la gestione alla trasparenza e ripristinando il funzionamento della Consulta, oggi di fatto inattiva.
Il rilancio del Parco richiede un programma di mandato chiaro, che sia frutto di un confronto pubblico e che riporti l’attenzione sulla tutela paesaggistica e sulla sostenibilità, elementi imprescindibili per il futuro dei Colli Euganei.
Monselice, 30 aprile 2026
Coordinamento delle Associazioni Ambientaliste dei Colli Euganei
Legambiente, circolo di Este
Italia Nostra, sez. Padova e sez. Este
Associazione Villa Draghi
Comitato popolare lasciateci respirare Monselice
La Vespa APS
Il colibrì – tutti i colori del mondo
Gruppo micologico naturalistico culturale monselicense
Ekopark ETS
L’Altra Este

Il Mattino di Padova 05-05-2026
