Pubblichiamo l’intervento di Gianni Sandon che pone interrogativi sul destino di Villa Rodella e di altri straordinari beni nel territorio del Parco dei Colli Euganei.
La ricchezza di beni culturali è una delle caratteristiche che descrivono universalmente il nostro Paese. Le aree di particolare pregio, sottoposte a vincolo di tutela dal Codice dei beni culturali e del paesaggio, coprono poco meno della metà del territorio nazionale e i beni censiti dal Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo (Mibac) superano le 100.000 unità.
Purtroppo, come è noto, le risorse pubbliche destinate alla conservazione e alla valorizzazione di tale patrimonio sono molto esigue e paradossalmente la quota di spesa che le Regioni destinano alla cultura non è correlata dalla ricchezza prodotta nei rispettivi territori; il Veneto, come rivela il rapporto BES 2014 dell’Istat “Paesaggio e patrimomio culturale” , è una delle regioni meno virtuose in questo senso.
Qui di seguito il testo di Gianni Sandon.
Non c’è solo villa Rodella
Dunque villa Rodella passa allo Stato. Evviva! Ma che se ne farà “lo Stato”?
Domanda non del tutto oziosa se si osserva, cosa che nessuno ha messo in evidenza, che proprio confinante con la villa già di Galan c’è un’altra importante villa di proprietà pubblica: villa Lando-Correr, della Regione del Veneto. Villa in tristi condizioni di abbandono.
Se poi si aggiunge che è di proprietà pubblica (del Comune di Vo’) anche villa Contarini, a Vo’ Vecchio, a circa 5 km dalla nostra villa Rodella e che dall’altro versante, circa alla stessa distanza, c’è un altro rilevante complesso di proprietà pubblica (l’ex albergo della Valcalaona, di proprietà del Comune di Baone) si ha un quadro piuttosto emblematico della situazione in cui si inserisce la nuova acquisizione.
Solo villa Contarini è parzialmente restaurata, ma restano ancora importanti lavori, relativi specialmente alle adiacenze e al contesto, per valorizzarla come merita.
La Valcalaona, un sito tra i più affascinanti dell’area pedecollinare per storia, ambiente e potenzialità, è in desolante degrado e imbrigliata in una serie impressionante di contenziosi e di ostacoli burocratico-formali.
Per villa Lando c’è stato nel 2009 un tentativo, proprio da parte della Regione, di avviare il suo recupero: con un finanziamento di 50.000€ si era affidato al Parco il compito di studiare un progetto preliminare per individuare possibili destinazioni. Tentativo naufragato nel disinteresse generale.
È dunque in questo quadro che irrompe adesso il nuovo “bene pubblico”. Un quadro che mette in guardia da facili illusioni. Bisognerebbe cominciare tutti a interessarsi un po’ meno del Galan e un po’ di più a idee, progetti, proposte per questo bene.
Un concreto contributo in questa direzione potrebbe venire da una prima considerazione. Tutti e 4 i beni pubblici citati hanno un elemento che li unisce: si trovano tutti proprio sull’anello ciclabile dei Colli Euganei, in uno dei tratti già di per se stesso di straordinario fascino paesaggistico-ambientale.
Perchè non rinsaldare questo legame con delle iniziative appropriate? Villa Contarini è già su questa strada. Si cominci a farlo anche per gli altri beni: qualche pannello illustrativo, l’apertura del giardino di villa Lando, dei percorsi (già ci sono) nelle aree di contesto dei vari complessi, delle aree di sosta accoglienti … Ma nel frattempo ovviamente si ragioni sulle più appropriate destinazioni di fondo di questi beni. Lo stesso Piano Ambientale del Parco dà delle interessanti indicazioni in proposito. Se finalmente anche il Parco se ne accorgesse e magari facesse da animatore e regista di questo confronto sarebbe un bel risultato. Uno dei pochi positivi legati a questa triste vicenda Galan.
Gianni Sandon
30 Ottobre 2015



