San Paolo: per Monselice un museo solo virtuale.

Lo scorso 25 settembre, in occasione delle Giornate Europee del Patrimonio, c’è stata un’apertura straordinaria del Museo San Paolo. Straordinaria perché il museo non è ancora fruibile dal momento che i lavori si stanno protraendo ben oltre i tempi previsti. È stata esposta al pubblico una piccola teca contenente un corredo funerario, non vogliamo sminuire l’importanza dei reperti, ma come assaggio di una sofferta riapertura del Museo,  è sembrato un po’ striminzito.

Ripercorriamo un po’ le tappe più recenti di questo sudatissimo museo cittadino (la cui ideazione risale al 1999) per il quale, ricordiamo, è stato necessario il sacrificio di una delle pochissime sale pubbliche comunali, l’unica di prestigiosa di cui disponeva Monselice: la Sala della Buona Morte che, infatti, da febbraio 2014 non è stato più possibile utilizzare come tale.

Ottobre 2012 – la giunta comunale approva il progetto di valorizzazione, costo complessivo 121.000 euro tra finanziamento del GAL e fondi propri del Comune.  La delibera descrive con parole magniloquenti (che è davvero gustoso leggere)  il progetto che nella sostanza consiste in nuove strutture espositive e informatico-multimediali.

Aprile 2014 – la giunta comunale approva un  “secondo stralcio”, così definito  relativamente a quello del 2012 che a posteriori viene nominato “primo stralcio”, probabilmente perché di quel progetto è stato realizzato ben poco, per non dire nulla, di reale.  Questo secondo stralcio prevede infatti “la realizzazione dell’allestimento del museo al fine di consentire la fruizione al pubblico almeno del piano di ingresso” e un intervento di deumidificazione delle murature; costo complessivo di questo secondo stralcio 117.800 euro tra finanziamenti e fondi proprio del Comune.

Dicembre 2014 – la giunta comunale approva il “terzo stralcio”. Si tratta dell’impianto di illuminazione, l’allestimento del secondo piano (la Sala della Buona Morte) e di una sala didattica, l’acquisto di strumentazione multimediale, progettazione e realizzazione di software,  e la segnaletica. Con il costo di 350.000 euro dei quali buona parte dovrebbero arrivare da un contributo europeo PAR FSC , qualora questo progetto fosse ammesso al bando regionale.

Il contributo, che la delibera dà per scontato (“quota parte di 208.250 € verrà finanziato con il contributo regionale”, riporta), non arriva mai: il progetto non compare né tra quelli ammessi né tra quelli rifiutati dal bando. Come mai? forse si è rinunciato a presentarlo per evitare brutte figure?

Il 10/12/2015, con deliberazione n.226, la giunta comunale va all’approvazione “del piano gestionale del museo di San Paolo e della lettera d’intenti da sottoscrivere con la società La Rocca di Monselice per la valorizzazione del patrimonio storico-culturale di Monselice” ,  documentazione richiesta dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo al fine di valutare la richiesta, precedentemente avanzata dal Comune di Monselice,  di un contributo a sostegno della realizzazione del terzo stralcio progettuale.

Dal documento si evince che i 350 mila euro del terzo stralcio, ripartiti nell’investimento nei due anni 2016 (210.000€) e 2017 (140.000€), che, evaporato il millantato finanziamento europeo,  dovrebbero in buona parte (200.000€) sgorgare dalla Fondazione Cassa di Risparmio.

Nell’analisi della sostenibilità  finanziaria del futuro museo viene considerato, tra i ricavi, un importo di 60.000 € derivante dalla vendita di biglietti corrispondente a 10.000 visitatori  l’anno. Numeri quantomeno ottimistici se si confrontano, ad esempio col quelli del Museo Nazionale Atestino, che nel 2015 ha avuto 4.840 visitatori paganti, col Museo Archeologico di Adria (3.191), col Museo Archeologico di Quarto d’Altino (4.421), col Museo Archeologico Nazionale Concordiese di Portogruaro (1.937). (Fonte: http://www.statistica.beniculturali.it/Visitatori_e_introiti_musei_15.htm ).

Il piano gestionale deve essere stato poco convincente anche per la Fondazione Cassa di Risparmio, visto che, da qui in poi, di questo ipotetico finanziamento non se n’è più parlato.

E intanto la fuffa per far credere che questo museo procede a gonfie e vele non manca:

A febbraio 2015 è stato presentato in pompa magna, presso la sala della Loggetta, il portale web del nuovo museo, evento definito dall’assessore Gianni Mamprin “di grande importanza perché evidenzia la volontà di portare l’innovazione in un museo”. Il museo ancora non c’è ma, come sottolinea Mamprin, ne sono già attivi i profili facebook e twitter.

A luglio 2015 grandi annunci di una imminente apertura,  a dicembre 2015, anche se “solo del piano terra”. Si ribadisce che i costi sono stati sostenuti per la maggior parte con “finanziamenti europei”, stando sempre sul vago, e che il comune ha sborsato solo briciole.

A dicembre 2015 l’amministrazione dichiara che l’inaugurazione del museo dovrà slittare di alcune settimane, poiché si sta lavorando su ulteriori “margini di miglioramento”.

A fine settembre 2016,  l’assessore Mamprin ammette che ci sono stati alcuni imprevisti dichiarando ai giornali “non nego di aver io stesso perso le staffe ogni tanto per i continui ostacoli, ma per fare un buon lavoro bisogna curare tutti i dettagli nel migliore dei modi”  e rimandando l’apertura del museo, solo per il piano terra però, a marzo 2017. E il “terzo stralcio” col  piano superiore e la Sala della Buona Morte? Per questi lavori “devono ancora essere reperiti i 350.000 euro. Una volta ottenuta tale cifra potrà iniziare il terzo stralcio dell’intervento, della durata stimata di dodici mesi”.

Nel frattempo la sala della Buona Morte giace lì, agibile ma non fruibile, nell’attesa indefinita di un munifico finanziatore, con buon pace dei cittadini di Monselice, che continuano ad essere privi di spazi pubblici adeguati,  e degli eventuali turisti che, ingolositi dal sito internet,  volessero visitare il museo che non c’è.

 Il gruppo  “Nuova Monselice”

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

code