Verso l’8 marzo 2021

A Padova c’è un gruppo di donne che lavora da anni affinché la violenza contro le donne non continui ad essere un fatto normale.

Sono le psicologhe, le avvocate, le educatrici e le volontarie del Centro Veneto Progetti Donna, l’associazione che gestisce i cinque Centri antiviolenza riconosciuti nella nostra provincia (Padova, Piove di Sacco, Este, Rubano e Cittadella) e che collabora in modo attivo con tutte le realtà pubbliche e del privato sociale. Insieme ai cinque Centri, l’associazione gestisce sette Sportelli antiviolenza nel territorio provinciale (Padova, Abano Terme, Conselve, Solesino, Cadoneghe, Vigodarzere e Montagnana) e offre la possibilità di accogliere le donne che hanno necessità di essere ospitate (case di fuga, case di secondo livello) in collaborazione con i Comuni di Padova ed Este.

Il Centro Veneto Progetti Donna è un’Associazione di volontariato – ONLUS che offre sostegno psicologico e legale e servizi di accompagnamento e protezione alle donne, e ai/alle loro figli/e, coinvolte in situazioni di violenza. Nasce a Padova nel 1990 per iniziativa di un gruppo di donne per dare una risposta concreta alle numerose richieste di aiuto.

Dalla sua nascita ad oggi, il Centro Antiviolenza ha sostenuto oltre 11.000 donne. Sono state 1.082 solo nel 2019 e 907 nel 2020. Sono tantissime, ma rappresentano una piccola percentuale di tutte coloro che vivono situazioni di violenza. Infatti solo poche hanno il coraggio di uscire dal silenzio e dalla paura.

Ogni caso è un’emergenza. Ogni donna ha la sua storia, racconta di minacce, di rimproveri, di abusi, di percosse. Sono storie vere. Aiutare le donne vittime di violenza è un impegno che diventa ogni giorno più faticoso perché le richieste aumentano così come la complessità delle situazioni, per questo occorre una forte mobilitazione di tutte le Istituzioni, delle strutture socio sanitarie e ancor più di tutta la società.

Crediamo nella forza delle Istituzioni così come nella voce delle persone e crediamo che insieme, Istituzioni e società civile, possano contrastare efficacemente questo fenomeno.

TESTIMONIANZA DI  CLAUDIA (nome di fantasia) –  82 ANNI

Sono stati i Carabinieri a inviarmi al Centro antiviolenza. E per fortuna la mia vicina di casa ha accettato di accompagnarmi perché nello stato in cui mi trovavo difficilmente avrei potuto farlo da sola.

Mi chiamo Claudia e ho 82 anni.

Ho subito violenza psicologica ed economica per tutta la mia vita ma questa volta la perdita di controllo da parte di mio marito è andata oltre le mie aspettative. Ero seduta sul divano a guardare la televisione e una risposta che gli ho rivolto, seppur cortese ed educata, non è stata gradita e mio marito si è scaraventato su di me colpendomi ripetutamente la testa e il volto con pugni e schiaffi.

Per fortuna la finestra era aperta e in quel momento passava un vicino che non è rimasto indifferente a quanto stava accadendo ma ha prontamente chiamato il Pronto intervento. Tuttavia la mia querela non ha portato un granché: sì i Carabinieri sono intervenuti, hanno parlato con mio marito e mi hanno detto di chiamarli ogni volta che lo vedo nervoso, ma non hanno capito che il suo essere nervoso è del tutto imprevedibile.

Ho due figli, entrambi sposati e con figli. La violenza di mio marito è cominciata già all’inizio della nostra relazione e ha fatto sì che i nostri figli siano cresciuti in un clima di durezza e maltrattamenti. Soprattutto mia figlia ne ha risentito in particolar modo, al punto che ancora oggi non parla con suo padre e viene a trovarmi solo quando lui non è in casa perché non vuole nemmeno vederlo. Mio figlio invece vive in un’altra città ma ciononostante è un importante punto di riferimento per me. Anche lui, suo malgrado, ha vissuto la violenza ancora prima di nascere, visto che era nella mia pancia quando il padre mi ha spinto giù per le scale di casa durante una lite. I miei figli hanno già sofferto troppo, sono stati profondamente segnati da questa violenza e io non voglio assolutamente pesare su di loro. Anche se non sono al sicuro e percepisco una pensione, seppur minima, non posso lasciare la mia casa. Sono nata per sopravvivere..

L’incontro con l’operatrice del Centro antiviolenza è stata una parentesi di conforto perché nonostante io mi senta rassegnata alla mia vita, sono riuscita a fidarmi di lei e a sentirmi meno sola. Ho accolto il suo suggerimento di trasferirmi dalla mia amica vicina di casa e di custodire presso la sua abitazione tutti i miei documenti personali, compreso il numero verde del Centro antiviolenza e la querela. Mio marito è venuto a cercarmi ma non ha insistito perché tornassi a casa. L’ho fatto io stessa, da sola, dopo 3 giorni. L’ho fatto perché non voglio disturbare nessuno e poi ho bisogno della mia casa, delle mie cose.. I miei figli mi hanno comprato una televisione da tenere in camera, dove mi chiudo a chiave la sera e dormo da sola, senza mio marito. Ma durante il giorno lo accudisco, faccio delle cose che mi assicurano tranquillità, come per esempio, servirgli il caffè abbastanza caldo ogni mattina mentre si fa la barba. Ho bisogno di tranquillità anche perché, probabilmente anche a causa dei colpi ricevuti alla testa, mi sento spesso confusa e mi capita di dimenticare alcune cose e lui se ne approfitta, facendo volutamente sparire alcuni oggetti (ad esempio i miei occhiali da lettura o qualche gioiello…) per farmi sentire una che sta perdendo la testa e così facendo aumenta anche il mio livello di confusione.

L’operatrice del Centro antiviolenza ha provato a immaginare diverse ipotesi di soluzione insieme a me: l’affitto di un appartamento, il trasferimento a casa di mio figlio ma non sento di avere la forza di intraprendere nessuna di queste vie. Preferisco restare a casa mia. Mi basta sentire l’affetto e il sostegno dei miei figli, con le loro visite e telefonate o con qualche accompagnamento per qualche visita medica a cui devo sottopormi, ma la cosa più importante per me è sapere che i miei figli mi hanno perdonato per una vita che io stessa non ho scelto.

https://www.centrodonnapadova.it/articoli/9-attivita/12-centri-antiviolenza.html

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