Tutto tace, sul fronte istituzionale, riguardo agli sviluppi procedura autorizzativa dell’impianto, all’insegna della totale mancanza di trasparenza e pubblicizzazione.
Come già annunciato, abbiamo preparato una diffida, indirizzata ai vari soggetti regionali e locali deputati al rilascio dell’autorizzazione, affinché non venga dato l’assenso alla costruzione e all’esercizio dell’impianto alla luce di varie considerazioni.
Innanzitutto la Costituzione, pur garantendo la libera iniziativa economica privata, la vincola a non essere in contrasto con l’utilità sociale e a non recare danno alla sicurezza, alla libertà e alla dignità umana. Impianti come questo proposto da Agricola Berica, ledono la libertà di vivere in un territorio privo di odori sgradevoli e, secondo numerosi studi in corso e soprattutto come testimonia chi vive in prossimità di simili impianti, recano danni alla salute.
In secondo luogo l’Unione Europea impone l’adozione del principio di precauzione nella gestione del rischio ambientale o sulla salute, sulla base della considerazione che “l’assenza di prove scientifiche e certe sulla nocività di inquinanti ambientali non è prova di assenza di rischio per la salute”.
Inoltre questo impianto, che secondo quanto calcolato nella relazione tecnica dei progettisti comporterà un incremento di ossidi di azoto del 4%, insiste in un’area dove sono presenti cementifici, discariche, impianti trattamento ceneri provenienti dagli inceneritori, diverse centrali a biomassa/biogas nonché cogeneratori a olio, distillerie, antenne, mangimifici. Area che per tali motivi è inserita nella “zona A” del “Piano di Tutela e risanamento dell’atmosfera” approvato il 12 novembre 2004 dal Consiglio Regionale del Veneto. La stessa Commissione ambientale europea ha ripreso duramente l’Italia e ha invitato le autorità competenti a prendere nella dovuta considerazione l’impatto sulla qualità dell’aria e imporre tutte le opportune misure di attenuazione, in particolar modo se l’installazione degli impianti è autorizzata in aree che già superano i valori limite fissati per la protezione della salute umana dalla Direttiva 2008/50/CE.
Abbiamo iniziato in questi giorni a raccogliere le adesioni dei cittadini: chi volesse firmare la diffida può farlo a San Bortolo presso il Bar Giardino, il Bar Centrale e la pizzeria da Mary e, a Monselice, al chiosco del Parco Buzzaccarini ed alla bottega equosolidale “il Colibrì”.
Comitato popolare “Lasciateci Respirare” e cittadini di San Bortolo.

