Dentro la crisi dei Centri Commerciali qualcuno gioca al massacro

Non è un fulmine a ciel sereno il dato di Unioncamere diffuso in questi giorni dove si registra il crollo delle vendite, esuberi e chiusure, dove si evidenzia che i centri commerciali si stanno cannibalizzando tra loro. 

Eppure per qualcuno, come il sindaco Lunghi, forse sarà una sorpresa, poiché è convinto a perseverare in questo processo di colonizzazione del territorio da parte delle mega strutture del consumo. I dati ci inchiodano all’evidenza che i “quaranta nuovi posti di lavoro”  sono un enorme inganno.

La strada SS16, la Padana Inferiore, come tutte le strade di grande percorrenza sono ormai un lungo ininterrotto susseguirsi di centri commerciali che portano con se stessi una serie di problemi che buona parte delle amministrazioni locali e la Regione non sembrano volere vedere.

Non ci stanchiamo di elencarli ancora una volta. Primo le ricadute sull’economia locale: le nuove strutture del consumo aggrediscono i mercati locali, le reti del territorio e le economie urbane ed agricole, stravolgendo i ritmi di produzione e la loro stagionalità e creando disoccupazione e dequalificazione.

Secondo le questioni urbanistiche, paesistiche ed ambientali: la localizzazione delle grandi aree commerciali spostano i baricentri delle città danneggiando in primis i centri storici. L’agonia del centro storico di Monselice è un esempio emblematico; i capannoni e gli immensi parcheggi di servizio che vengono costruiti impermeabilizzano ulteriormente il suolo, il traffico automobilistico aumenta.

Infine l’aspetto poco considerato dei risvolti sociali: lo spazio pubblico diventa unicamente spazio del consumo, viene ridisegnato con tipologie omologanti e determina uno spaesamento della persona, ridotta a mero soggetto consumatore; inoltre s’impoverisce il tessuto sociale perché le piccole realtà commerciali vivacizzano e rendono attraente il centro storico e rappresentano un momento importante di socialità anche per gli anziani e per le persone che non usano l’automobile.

Non siamo noi ad essere delle Cassandre, visto che finora tutto ciò che avevamo previsto si è verificato: vedi Monselice Uno, vedi il recente caso IPAS, vedi l’ospedale unico di Schiavonia. È quest’amministrazione, locale e regionale, ad essere ostinatamente vittima di un’ottica di sviluppo superata che ha conseguenze gravissime su di noi ma soprattutto sul futuro dei nostri figli.

Francesco Miazzi – candidato Consiglio regionale per “Ven[e]to nuovo”

Christianne Bergamin – “Nuova Monselice”

negozio di quartiere

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