Monselice guarda al turismo religioso ma il turismo religioso guarda Monselice?

In questi giorni sui giornali locali sono comparse alcune notizie che vale la pena mettere a confronto.

La prima notizia riporta che la Regione Veneto, lo scorso anno, ha finanziato il progetto “Cammini della Fede”, stanziando quasi tre milioni di euro per il recupero e la valorizzazione di quattro percorsi con valenza turistico-religiosa.

Più avanti leggiamo che il fondi FAS (europei, quindi, ma veicolati dalla Regione) ai quali anche la Rocca di Monselice sembrava poter attingere, probabilmente non saranno stanziati. Questo perché il progetto non è stato ancora approvato dal Governo, stanti anche i pareri negativi del Ministero per i beni e le attività culturali e del comitato tecnico scientifico dello stesso Ministero che hanno giudicato l’ascensore troppo invasivo sia dal punto di vista paesaggistico che geologico.  Il tempo di pensare ad un nuovo progetto, più consono ai luoghi e rispettoso della storia e del paesaggio, ci sarebbe stato ma è mancata la volontà di farlo e si è continuato testardamente ad incaponirsi sull’ascensore, spacciandolo come l’unica possibilità per ottenere i finanziamenti. E nel frattempo la Rocca  e i suoi monumenti cadono a pezzi.

È un triste destino questo della Rocca che resta esclusa sia dai “cammini della fede in Veneto”  (il bando regionale) che dalle “aree del turismo culturale” (il bando europeo) pur facendo parte, di diritto, ad entrambe le categorie.

A far da contraltare a queste due notizie ci sono le entusiastiche dichiarazioni di Mamprin sulla partecipazione di Monselice alla prima edizione della borsa del turismo religioso, manifestazione promozionale organizzata dalla Regione Veneto, che ha visto la partecipazione di numerosi operatori italiani e stranieri. Quello del turismo spirituale e dei pellegrinaggi, come è noto, è un segmento in grande crescita.  Dalle parole di Mamprin sembrerebbe che l’offerta turistica di Monselice abbia destato moltissimo interesse negli operatori italiani e stranieri.

D’altra parte chi potrebbe mettere in discussione l’importantissima valenza religiosa del santuario giubilare delle sette chiese, romanis basilicis pares,  attestata nel 1605 dalla bolla di Papa Paolo V?

Peccato che se consultiamo i principali siti  che promuovono il turismo religioso in Veneto, accessibili direttamente dal sito istituzionale della Regione Veneto e che sono i patrocinatori della manifestazione padovana,    quali ad esempio www.veneto.eu, oppure www.acrossveneto.it,  o www.camminidellafedeinveneto.org , non si trova il minimo accenno a Monselice.  Probabilmente nessuno degli  amministratori di Monselice si è mai preoccupato di questo aspetto importantissimo.

Non solo. Se consultiamo il programma delle cinque giornate che hanno costituito l’evento vediamo che i buyer italiani e stranieri e i giornalisti sono stati accompagnati a visitare la Basilica di Santa Giustina, il Duomo, il museo diocesano e tutti gli altri importantissimi luoghi di Padova, ma anche lungo la riviera del Brenta, all’abbazia di Praglia, a Valsanzibio e ad Arquà Petrarca, e poi ancora a Treviso, a Vicenza e alla Basilica di Monte Berico, fin su nella provincia di Belluno a Feltre e sul “cammino delle Dolomiti”.

Insomma hanno girato il Veneto in lungo e in largo ma a Monselice non ci sono proprio passati.

Un’ esclusione grave, frutto della superficialità e dell’improvvisazione che caratterizza l’operato dei nostri amministratori anche su questo tema.

Christianne Bergamin e Francesco Miazzi – “Nuova Monselice”

 

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