No al polo Logistico di Tribano

Riportiamo l’articolo di @Giada Zandonà pubblicato su Ecopolis 21 maggio 2025, che riporta i contenuti del Sit-in organizzato dal @Comitato No polo logistico nella piazza centrale di Tribano(PD). La cementificazione di 150 mila metri quadrati che minaccia di cancellare una delle ultime aree agricole e umide del territorio.

Sabato 17 maggio, cittadini e associazioni si sono ritrovati davanti al municipio di Tribano (Padova) per ribadire il loro no a un progetto definito opaco, dannoso e calato dall’alto. Il sit-in, promosso dal Comitato No Polo Logistico Tribano, ha dato voce a una protesta ampia e determinata contro un’opera che molti ritengono l’ennesima speculazione ai danni dell’ambiente e della salute pubblica. «Non sappiamo chi affitterà o acquisterà la struttura, non sappiamo quale attività logistica si svolgerà al suo interno, né quanti mezzi pesanti andranno a congestionare la Monselice Mare.

Non c’è alcuna garanzia sui posti di lavoro promessi, ma l’unica certezza è che si sta tirando dritto, ignorando ogni voce contraria» ha spiegato Chiara De Rossi, portavoce del comitato, che ha ricordato come la variante urbanistica sia stata solo adottata e non ancora approvata. La zona individuata, ha denunciato, è stata diserbata di recente nonostante le indicazioni regionali sulla possibile presenza di specie protette: «È un progetto che fa acqua da tutte le parti, nato per ottenere 800 mila euro, briciole rispetto alla devastazione che porterà.

A Tribano servono servizi, non speculazioni. Non possiamo più accettare uno sviluppo fondato su ricatti occupazionali, precarietà e distruzione del territorio» ha concluso, richiamando anche l’esperienza drammatica del vicino Agrologic.

Tra gli interventi, anche quello di Francesco Miazzi del Comitato Lasciateci Respirare, che ha fatto il punto sul consumo di suolo. «Dal 2006 a oggi abbiamo perso oltre 43 mila ettari di territorio. Solo tra il 2022 e il 2023 sono stati cementificati 728 ettari in Lombardia, 504 in Veneto, con la nostra regione seconda per velocità di consumo. La legge regionale del 2017 che doveva porre un freno si è rivelata uno strumento inefficace, pieno di deroghe. Ma le mobilitazioni funzionano: a Due Carrare un fronte trasversale ha bloccato un centro commerciale, a Monteortone mille persone hanno sfilato per dire basta al cemento. Serve un movimento largo e consapevole, che faccia crescere la coscienza del valore del suolo come bene comune».

Al sit-in ha aderito anche la lista “Consumatori e agricoltori nei consorzi di bonifica”, con un intervento firmato dai consiglieri Monica Buson, Bruno Mori, Cristiano Vanzetto e Francesco Zoia. «Il nostro è un territorio di bonifica, dove l’agricoltura è ancora viva. Invece di una gestione lungimirante, assistiamo a nuove colate di cemento su aree verdi. Fotovoltaico a terra, centri commerciali, logistica: la cementificazione erode risorse, peggiora i microclimi e mette a rischio l’equilibrio idrogeologico. È ora che i consorzi chiedano una valutazione seria dell’impatto di questi progetti».

Tra le adesioni anche quella di Italia Nostra con Renzo Fontana, mentre la consigliera regionale Elena Ostanel, in un messaggio letto durante l’evento, ha ricordato di aver depositato un’interrogazione in Regione. «L’aria che respireremo, il traffico, la qualità della vita non possono essere sacrificati in nome di un’opera che nessuno ha davvero spiegato. Progetti come questo non possono passare senza un piano regionale di gestione del territorio. Continuerò a portare avanti questa battaglia con voi».

Anche Andrea Zanoni, consigliere regionale di Europa Verde, ha espresso solidarietà ai manifestanti: «Il consumo di suolo in Veneto non ha freni. Il caso di Tribano è emblematico di un modello che antepone il profitto privato alla salute pubblica. Sosterrò la vostra richiesta di trasparenza e approfondimenti, a partire dall’uso di diserbanti nell’area e dalla mancanza di risposte da parte di ARPAV. La vostra voce deve entrare in consiglio regionale: la salute non è in vendita, il futuro non è negoziabile».

In un Veneto sempre più consumato dal cemento, serve una voce collettiva che tenga vivo il valore del suolo, della salute e della democrazia. Continuare a mobilitarsi è l’unico modo per provare a costruire un futuro diverso per il territorio.

Hanno partecipato al sit-in anche il Coordinamento Comitati Padova, Italia Nostra Padova, l’Associazione La Vespa di Battaglia Terme, il Colibrì di Monselice, il Presidio Wigwam sotto il Portico di Camin, l’associazione Onda – Organismo nazionale difesa alberi, i circoli provinciale e Colli Euganei di Europa Verde e il circolo locale del Partito Democratico.

Giada Zandonà

Il mattino di Padova 18-05-2025

Il Gazzettino 18-05-2025

Articolo su PadovaOggi

Altre foto del Sit-In

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