Verifiche sui pozzi di emungimento delle acque sotterranee.

L’incremento esponenziale, nella zona di Pernumia – San Pietro Viminario – Monselice, fino alle pendici del Colli Euganei, dei terreni destinati alla coltivazione dell’asparago, comincia a destare seria preoccupazione. Riportiamo il Comunicato del Comitato popolare “lasciateci respirare”

Comunicato stampa

Alcuni cittadini di Pernumia e S.Pietro Viminario si sono rivolti al Comitato popolare “Lasciateci Respirare” per segnalare una situazione che comincia a destare seria preoccupazione: l’incremento esponenziale, nella zona di Pernumia – San Pietro Viminario – Monselice, fino alle pendici del Colli Euganei, dei terreni destinati alla coltivazione dell’asparago, prodotto agricolo di punta del territorio pernumiense (nel 2020 è nato il “consorzio per la tutela dell’asparago di Pernumia”).

Certamente valorizzare le peculiarità di un territorio, e dei suoi prodotti, è una politica apprezzabile ma rischia, come si è già visto sulle “colline del prosecco”, di trasformarsi in un’operazione impattante su molti fronti. Certamente su quello paesaggistico, con lo stravolgimento del paesaggio agrario tradizionale poiché, oltre all’enorme impatto visivo delle file di tunnel di nylon, l’avvio di questa coltivazione è spesso preceduto dal cosiddetto “miglioramento fondiario”, attività che per lo più consiste nel livellamento dei terreni (con apporto o asporto di terreno), nell’eliminazione di fossi e scoline e dei filari alberati superstiti.

Ma anche sul fronte dell’inquinamento ambientale, per l’utilizzo di fitofarmaci e fertilizzanti e spesso l’abbruciamento dei materiali plastici non più utilizzabili e per il depauperamento dei terreni e delle falde acquifere.

La coltivazione dell’asparago necessita di moltissima acqua, tanto più aumentata dalla logica commerciale legata alla precocità della produzione; essa viene forzata attraverso l’impiego di tunnel serra, così da permettere alle radici di anticipare il passaggio dalla fase di dormienza a quella vegetativa. E inoltre l’incremento della temperatura al “risveglio” della pianta aumenta di molto la produzione giornaliera.

Non solo: le asparagiaie in serra che godono del riscaldamento con acqua calda (da sorgente geotermica, di risulta da impianti di biogas, impianti riscaldati con caldaie a biomassa) permettono di programmare l’anticipo tramite l’immissione di acqua calda nei tubi posizionati sotto l’apparato radicale.

I territori in questione si trovano nelle propaggini dell’area termale e beneficiano di acque tiepide/calde presenti nel sottosuolo. Questo il motivo principale per cui ha preso così piede questo tipo di coltivazione.

Per ogni nuovo impianto di asparagi viene realizzato un impianto di irrigazione/riscaldamento che in moltissimi casi preleva acque sotterranee estratte da pozzi.

Forse non è un caso che nel periodo di massima produzione (ovviamente precoce, già da febbraio) da più parti venga segnalato che le naturali pozze di acqua termali vicine, ad esempio quelle presenti a Battaglia Terme nell’area ex INPS, si prosciughino.

Per queste ragioni è stata inviata una segnalazione al Genio Civile di Padova, con la richiesta di verificare le concessioni di emungimento delle acque sotterranee da parte dei privati e di avere un quadro della situazione che riportasse informazioni sul numero e sulla distribuzione sul territorio.

Il Genio Civile ha risposto prontamente avviando le verifiche e chiedendo ai Comuni interessati e ad Arpav di fare altrettanto. Dato l’interesse del problema per il nostro territorio intendiamo seguirlo con attenzione. Restiamo pertanto in attesa delle risposte e degli esiti di tali verifiche.

Comitato popolare “lasciateci respirare”

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