L’attualità del 25 aprile tra Costituzione e diritti negati

l’attualità del 25 aprile, tra Costituzione e i diritti negati

ore 17.45 Sintesi del servizio di Report “Dio Coca Cola” , in particolare la vertenza nello stabilimento della Coca Cola di Nogara (Vr)

interventi di

– prof.ssa Luigia Businarolo – ANPI sez. di Este

– esponenti di ADL-Cobas

Loris Ramazzina  “Bassa padovana accoglie”

Coordina Ernesto Milanesi giornalista e collaboratore de “Il Manifesto”

ore 19.00 stacco musicale con i canti partigiani di Monica Giori

ore 20 cena sociale

ore 21 .00 EMI(n)CANTO TRIO canti della tradizione popolare veneziana e brani tratti dal repertorio del cantautore veneziano Alberto D’ Amico, sia in dialetto veneziano che italiano.

grafica di Lara Breda

Testamento biologico, dibattito a Este

Il 20 aprile ritorna in Parlamento il dibattito sulla legge sul testamento biologico.

Quella stessa sera ad Este organizziamo un dibattito a più voci, tra loro diverse, sullo stesso tema.

Un tema che interroga la coscienza ma anche il diritto di ciascuno di noi di poter morire in pace anche nel nostro paese.

Interverranno Maria Antonietta, moglie di Luca Coscioni, che di questo tema ha fatto una battaglia di vita, il teologo Leopoldo Sandonà, l’avvocata Aurora D’Agostino, Sergio Gobbo avvocato e credente, i tre deputati Nicola Fratoianni segretario nazionale di Sinistra Italiana, la deputata PD Jessica Rostellato e la deputata 5 stelle Silvia Benedetti che ci informeranno sul dibattito in corso in Parlamento.

Siete tutti invitati!

Associazione L’altra Este

Discussioni musicali

Quattro appuntamenti per conoscere, approfondire e discutere i grandi eventi e gli Artisti che hanno segnato la storia della musica. Gli incontri si tengono il giovedì sera alle ore 21.30 con ingresso libero a chiunque abbia il piacere di seguire, confrontarsi o scoprire la grandiosità del panorama musicale.

Gian Piero Mentasti nasce a Genova e già ai tempi dell’università cominciò ad occuparsi di Jazz, e a studiare musica classica. Ancora oggi non ha mai smesso di leggere, studiare, ascoltare dischi e andare a concerti. “Ho visto nascere il festival del Jazz di Genova che nei primi anni si teneva (1968-69) nei giardini di Acquasola.

Ci ho visto e ascoltato Peterson, Ella Fitzgerald, Gerry Mulligan, Bobby Hutcherson, Guido Manusardi, Hampton Howes, e altri grandi). Guido Manusardi, che è cugino di un amico di gioventù, lì mi presentò a Gerry Mulligan. E poi ci fu un indimenticato Duke Ellington nella pineta di Nervi” Dal 1968 Gian Piero è diventato un accanito collezionista: oggi può vantare circa dodicimila CD e molte migliaia di 33 giri, “anche perchè mi occupo con assiduità pure di musica classica”.

Da quando è a Monselice essendo libero da impegni si è dedicato alla musica quasi a tempo pieno fondando il gruppo AMICI DELLA MUSICA tenendo una serie di conferenze a tema musicale.

“Ad oggi ne sono state fatte trentacinque: abbiamo parlato in modo approfondito di Bach, Vivaldi, Mozart, Ciaikovski, Grieg, Schubert, Schumann, Liszt, ma anche di Jazz Modale (Davis e Coltrane), di come è nato il Jazz, del Californiano, del Blues, del Be Bop, dell’Hard Bop, dello Swing da Fletcher Henderson a Benny Goodman, di Ellington, di Coleman Hawkins, di Galliano e di tanti altri.

Gli hub di Conetta e Bagnoli vanno chiusi

Raccogliendo l’appello lanciato dall’Hotel City Plaza di Atene in occasione dell’anniversario dell’accordo UE-Turchia per il contenimento dei flussi migratori, “Bassa padovana accoglie” ha promosso e partecipato a due giorni di mobilitazione.

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Le Scarpe dei Caporali

Dalle ore 18.00: Dibattito sulla situazione dell’accoglienza in Italia

ESPERIENZE A CONFRONTO PER UN’ACCOGLIENZA DEGNA

con gli interventi di:

  • Loris Ramazzina – Bassa Padovana Accoglie
  • Ivan Grozny – Giornalista 
  • Matteo De Checchi – Collettivo Mamadou Bolzano
  • Rappresentante sindacale ADL Cobas

Dalle ore 19.00: Apericena

Dalle ore 21.30: LE SCARPE DEI CAPORALI

Opera Teatrale Mamadou ci ha colpito subito, un signore Burkinabè sulla quarantina, in Italia da nove anni, occhi gialli di chi respira plastica bruciata da tanto, troppo tempo. Sguardo un po’ perso ma voglioso di carpire, imparare, sapere… “Mamadou, quanti anni hai?” ma non capisce, ci guarda sorridendo dall’imbarazzo, occhi spalancati, è analfabeta, analfabeta totale, non sa leggere e scrivere in francese, la sua madrelingua; non conosce una parola di italiano nonostante sia arrivato in Italia nel lontano 2007.

Dopo qualche lezione Mamadou comincia a capirci, pronuncia qualche parola, gesticola dalla contentezza; ci parla della sua famiglia in Burkina Faso, in un italiano stentato, ma dolce come una concentrazione di profumo di rosa rossa. Ha due figlie gemelle che non vede da diversi anni e una moglie “brava e bella” come ci ripete più volte.

Mamadou è un raccoglitore di pomodori, arance, kiwi, zucchine, melanzane e di tutti quei prodotti che ci dà la terra del Sud; è un bracciante che vive nei peggiori ghetti calabresi, lucani e pugliesi. Ci sono centinaia di migliaia di Mamadou che oggi chiedono di non essere più sfruttati, maltrattati, schiavizzati. Sono arrivati in Italia per cambiare la loro vita non per diventare gli invisibili di una società sempre più razzista ed esclusiva.

Il collettivo Mamadou ha come obiettivo la totale emancipazione dei braccianti africani che vivono segregati in ghetti dove le condizioni igienico sanitarie sono al limite del drammatico. Per fare questo siamo convinti sia fondamentale, per i braccianti, imparare la lingua italiana attraverso corsi organizzati e strutturati.

La finalità del Collettivo Mamadou non è quella di raccogliere denaro o avere una particolare visibilità, ma di operare “sul campo” per dare dignità a chi non ha voce; proprio per questo, e in base alle esperienze fatte nel 2016 tra i ghetti del Sud Italia, l’unica regola che si dà il Collettivo Mamadou è quella di non ricevere qualsivoglia finanziamento da Enti o associazioni pubbliche rimarcando così, sin dall’inizio, un carattere totalmente indipendente.

Presidio al Tribunale di Padova

https://www.facebook.com/events/205607086580118/

Questa iniziativa, promossa dalla rete “Bassa Padovana Accoglie” e dalla Caritas di Monselice è, prima di tutto, un’espressione di solidarietà nei confronti di tre ragazzi richiedenti asilo accusati e processati ingiustamente per sequestro di persona.

I fatti risalgono al 12 novembre 2015 quando – dopo una legittima e pacifica protesta per vedersi riconosciuto il diritto all’iscrizione anagrafica (previsto dal D.L. n° 142 del 18 /8/2015) e il conseguente rilascio del documento d’identità – 34 di loro che erano accolti in varie strutture di Battaglia Terme, Due Carrare e Monselice gestite dalla Cooperativa Ecofficina, sono stati denunciati con accuse che vanno da violenza privata e sequestro di persona.

In più riprese a 13 di loro sono state revocate, dalla Prefettura di Padova, le misure di accoglienza, in pratica sono stati messi in mezzo ad una strada: solo la solidarietà delle associazioni di volontariato del territorio, della Caritas di Monselice e Due Carrare e di singoli cittadini ha garantito a questi ragazzi una prospettiva di vita.

L’iniziativa di oggi vuole anche denunciare il continuo ripetersi, per vari motivi, della revoca delle misure di accoglienza per queste persone. Persone che, ribadiamo, hanno pieno diritto di rimanere nel territorio italiano in quanto in possesso di regolare permesso di soggiorno o di riconoscimento delle varie forme di protezione, persone alle quali, invece, non è riconosciuta la possibilità di una vita dignitosa.

Ci chiediamo come mai un sistema, così ampiamente finanziato come quello delle cooperative di accoglienza dei richiedenti asilo e rifugiati, non possa farsi carico del destino di queste persone e utilizzi con tanta facilità la pratica dell’espulsione dai centri di accoglienza con motivazioni spesso insignificanti o infondate.

NO ALLE ESPULSIONI DAI CENTRI DI ACCOGLIENZA

PER UNA ACCOGLIENZA DEGNA

Invitiamo tutti ad essere presenti mercoledì 15 febbraio alle ore 9,30 davanti al tribunale di Padova

ASSEMBLEA PUBBLICA verso lo sciopero internazionale delle donne

http://www.padovanabassa.it/verso-lo-sciopero-internazionale-delle-donne-dell8-marzo/#more-2941

NON UNA DI MENO – Padova INVITA I SINDACATI E LA CITTADINANZA TUTTA ad un’ASSEMBLEA PUBBLICA verso lo sciopero internazionale delle donne dell’8 marzo

In data 14 FEBBRAIO, ORE 20:30, CENTRO UNIVERSITARIO DI VIA ZABARELLA, invitiamo i sindacati che in questa città operano e la cittadinanza tutta per discutere insieme delle forme, i metodi e i contenuti con cui costruire collettivamente lo sciopero.

Assemblea cittadina Non Una Di Meno – Padova

Verso lo sciopero internazionale delle donne dell’8 marzo

Sugli attuali percorsi femministi e sullo sciopero internazionale delle donne fissato per l’8 marzo, Carla Manfrin ci invia il seguente articolo, con l’invito ad un’Assemblea pubblica  il 14 febbraio ore 20.30 a Padova presso il Centro Universitario di Via Zabarella.

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Assemblea Regionale per l’accoglienza degna e diffusa

La cerimonia per Sandrine sulle rive dell’Adige sabato 15 gennaio e la straordinaria manifestazione sul Montello domenica 22 gennaio, hanno risvegliato la consapevolezza che se gli Hub dove sono ammassati migliaia di richiedenti asilo esistono, è anche perché chi li considera inumani è incapace di unirsi, di far sentire la propria voce, le proprie esperienze.

Per questo motivo invitiamo tutti i protagonisti delle mobilitazioni, gli attori sociali dei percorsi di accoglienza, tutte le persone che non intendono arrendersi a chi semina razzismo e paure, a partecipare

all’Assemblea Regionale per l’accoglienza degna e diffusa

a Padova presso la sala del centro universitario di via Zabarella Sabato 28 gennaio dalle 16.00 alle 19.00

Per chiudere i luoghi disumani come Cona e per costruire insieme un’accoglienza degna e diffusa

INFORMAZIONE DA DIFFONDERE:

al termine all’Assemblea Regionale per l’accoglienza degna e diffusa –
https://www.facebook.com/events/729896300492837/
alle 18.30 circa, ci sarà la proiezione in “anteprima speciale gratuita ” di Les Sauteurs

Ospedale: taglio dopo taglio.

Nella sanità i malati diventano consumatori e i lavoratori diventano strumenti della produzione. Questo sta avvenendo all’ospedale di Schiavonia così come in molti altri nuovi ospedali, tutti per acuti, realizzati con il perverso meccanismo del project financing. Ospedali di cui non si sentiva il bisogno, costosissimi e inadeguati, collocati in zone irraggiungibili, che hanno sacrificato decine di altre strutture, efficienti e spesso di recente realizzazione o ammodernamento.

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