La Regione Veneto verso la devastazione legalizzata del territorio e delle città

Per avversare il Progetto legge n. 14 della Regione Veneto in discussione in questo periodo, urbanisti, deputati, senatori, sindaci, consiglieri comunali, comitati, associazioni e semplici cittadini, hanno lanciato un appello per indurre la Regione ad un “ripensamento”. Qui potete leggere e sottoscrivere l’appello. 

La Regione Veneto non sta approvando una legge “sul consumo del suolo”, peraltro contraddittoria rispetto allo stesso oggetto del titolo della legge, ma pone in atto un vero e proprio episodio di malgoverno e di devastazione legalizzata del territorio e delle città.

La Lega che esalta le “comunità”, con questa legge esprime a pieno la sua subalternità agli interessi della speculazione edilizia e della rendita alle quali piega le stesse Comunità locali limitando fortemente le prerogative di salvaguardia della qualità delle loro città e dei loro territori.

Il tema della riduzione del consumo di suolo, risorsa scarsa e preziosa, è parte integrante del buon governo della città, un governo che agisca nell’interesse della collettività, della sua salute e del suo benessere. Con il tema del consumo di suolo si intrecciano i temi del dissesto idrogeologico, delle mutazioni climatiche, della pulizia dell’aria, della organizzazione degli spazi verdi e delle aree pubbliche necessarie alla vita della gente.

Con questo si intende dire che non si tratta di un aspetto “particolare”, quanto piuttosto di un elemento generale di governo della “cosa pubblica” che investe questioni rilevanti, di carattere ambientale, sociale, finanziario (non dimentichiamo che da qui ha avuto origine, con la bolla immobiliare, la crisi economica che è ancor lontana da una soluzione) molto spesso legate, non a caso, al sistema della corruzione di chi detiene il potere

Negli anni passati in Italia il consumo di suolo è stato eccessivo e ingiustificato. L’ultimo rapporto ISPRA offre dati allarmanti. A livello nazionale l’incremento fra il 2012 e il 2015 è stato dello 0,7% ovvero circa di 15000 ettari di suolo consumato e il Veneto mantiene il triste primato insieme alla Lombardia. A questo si aggiunge la beffa che, se per il calcolo si fosse utilizzata la fallace definizione di consumo di suolo riportata nel testo approvato alla Camera simile a quella usata nella Legge veneta, non si sarebbe conteggiato il 54% del suolo consumato pari a 135 Km quadrati.

Possiamo affermare con certezza che queste aree, che sfuggirebbero al calcolo se le due Leggi venissero approvate, si trovano collocate nei centri edificati dove più alta è la rendita urbana dove più elevato è il bisogno di spazi aperti fruibili da tutti. Oggi l’allarme è forte e sentito dalla gente. Una cultura alternativa a quella che ha guidato questo fallimentare modello di sviluppo, l’azione di comitati e associazioni, l’iniziativa di molti sindaci, chiedono l’assunzione urgente di strumenti adeguati.

Ma la Regione Veneto con questa legge va nella direzione opposta. Se da una parte mette dei paletti, parziali e derogabili, a difesa del territorio agricolo, o per meglio dire non urbanizzato, dall’altro crea una situazione favorevole (con varianti urbanistiche e aumenti di cubatura) all’intervento nelle città. Ma non attraverso il risanamento, il ripristino di qualità, la “riqualificazione urbana” caratterizzata da una forte impronta di governo pubblico con obiettivi di interesse comune, ma dando spazio a corposi interessi.

La nuova legge non garantisce affatto gli spazi non ancora costruiti, al contrario favorisce in tutti i modi (compreso l’esproprio) la possibilità di impermeabilizzarli e cementificarli, togliendo respiro e verde alle città per densificarle sempre di più, con pochi vantaggi per la collettività e grossi vantaggi per i promotori immobiliari.

Il presente appello vuole denunziare questa situazione che è l’espressione di una cultura urbana arretrata, ed invita singoli cittadini, tecnici e non, le associazioni, i sindaci, i consiglieri comunali, deputati e senatori, le Università, e quanti hanno interesse al buon governo delle nostre città e dei territori a firmare per indurre la Regione ad un “ripensamento” che, attraverso il confronto pubblico, democratico porti ad emendare la legge in modo che al suo titolo corrisponda il suo contenuto.

Luisa Calimani, Francesco Indovina, Luciana Castellina, Piero Bevilacqua, Paolo Ceccarelli (ex Rettore dell’Università di Architettura di Venezia). Don Albino Bizzotto (Beati i costruttori di Pace), Paolo Perenzin (Sindaco di Feltre), Laura Puppato, Edoardo Salzano, Paolo Maddalena (già Presidente della Corte Costituzionale), Adriana Vigneri, Loredana Mozzilli, Fernando Miglietta, Ettore Janulardo, Paolo Berdini (assessore all’Urbanistica di Roma), Francesca Leder, Paolo Merlini, Beniamino Tenuta, Angela Barbanente, Morena Bragagnolo (Salviamo il Paesaggio), Domenico Luciani, Francesco Miazzi, Edoardo Mangada (Madrid), Piergiorgio Bellagamba, Claudia Petrucci (SISUS società italiana per l’insegnamento delle scienze umane e sociali), Luigi Dell’Arena (SIP Mi), Sira Feliciotti, Felicia Bottino, Arnaldo Cecchini, Alessandra Chemollo, Enzo Scandurra, Alfio Mastropaolo, Cristina Gibelli, Paolo Urbani, Giovanni Levi, Fausto Carmelo, Alberto Mambriani, Renata Mannise, Lidia Menapace, Paolo Pavan, Vezio De Lucia, Luciano Salandin, Andrea Segre (regista), Sandrone Federico (Comitato cuneese di Salviamo il Paesaggio), Giorgio Nebbia, Luigi Guzzo, Carmelo Torre, Carlo Alberto Graziani (ex Presidente Parco Nazionale del Pollino), Valentino Parlato, Loris Sguotti (Associazione Villa Draghi), Silvia Bonuglia (consigliere comunale Montegrotto Terme), Luigino Toso (Associazione Villa Draghi), Gaetano Complice (Associazione Villa Draghi), Carlo Pastorello, Grazia Maria Bisandola, Giovanni Ponchio (docente di storia e filosofia, ex sindaco di Abano Terme).

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