Inquinamento dell’aria a Este e dintorni: osservazioni e proposte delle Associazioni

Torna il grave problema dell’inquinamento da polveri sottili. Dalla Regione Veneto arrivano indicazioni timide e contraddittorie mentre i Comuni vanno in ordine sparso. Chi governa continua a mettere in secondo piano la salute dei cittadini. Comitati e Associazioni della Bassa Padovana intervengono con osservazioni e proposte concrete.

Comunicato stampa

Nei giorni scorsi, gli organi di stampa locale hanno riportato la notizia che il Comune di Este (e altri comuni, come ad esempio Padova) ha adottato una delibera per il contenimento dell’inquinamento da polveri sottili, prendendo spunto dall’accordo del 2017 tra Ministero dell’Ambiente e regioni del nord Italia (Piemonte, Lombardia, Veneto, Emilia Romagna).

Vorremmo proporre degli spunti di riflessione nella speranza che inducano un ragionamento collettivo nelle forze politiche, nelle Amministrazioni comunali e nella popolazione. Pur sforzandoci di essere critici, senza scadere in toni che possano sembrare polemici, non possiamo non rilevare che le decisioni prese suscitano l’impressione (non solo le delibere dei Comuni citati, ma l’accordo quadro) che siano state redatte tenendo sì d’occhio i limiti di legge, ma principalmente strizzando l’occhio agli interessi degli elettori e agli interessi di intere categorie professionali/produttive.

“… il Tavolo Tecnico Zonale della Provincia ha previsto una serie di misure più stringenti degli scorsi anni, stabilendo il limite massimo di PM10 in atmosfera in 50 µg per mc, anziché 100 µg come in passato.”: la direttiva europea specifica, recepita dal D. Lgs. 155 del 2010, fissa il limite di 50 µg per mc di PM 10 come qualità dell’aria (valore calcolato nelle 24 ore) e stabilisce che tale limite non possa essere sforato per più di 35 giorni/anno. Ora è chiaro, a chi conosce la direttiva, che tale limite deciso dal Tavolo esisteva già, mentre la stesura della nota potrebbe far credere al lettore che sia stata un’iniziativa autonoma del Tavolo stesso.

  • al 30/09 si erano raggiunti 28 sforamenti sui 35 ammessi dalla legge”: sembra quasi un dato positivo non avere ancora superato il limite massimo di sforamenti
    annui, ma non dobbiamo dimenticare che gli sforamenti si hanno principalmente nel periodo invernale quando, in aggiunta ai contributi determinati da traffico e fonti produttive, si aggiunge il contributo del riscaldamento degli edifici. È quindi probabile che anche quest’anno si superi abbondantemente i 35 giorni.
  • Misure antinquinamento stabilite da Veneto, Lombardia, Piemonte, Emilia-Romagna e Ministero dell’Ambiente con l’accordo di programma del bacino padano: a fronte dei ripetuti sforamenti annuali nel bacino padano, causati, come giustamente viene ricordato dagli esperti, da particolari condizioni orografiche, atmosferiche, urbanistiche e produttive, che le Regioni citate abbiano concordato e sottoscritto un accordo del genere, appare, a chi ha a cuore le sorti dell’ambiente e della salute dei cittadini, poco performante.
  • Attivare le limitazioni solo allorquando si superano i limiti previsti per alcuni giorni consecutivi (allarme verde/giallo/rosso) è poco efficace, sia in ragione del fatto che da anni si superano ogni anno i 35 giorni di sforamento, sia in ragione del fatto che a Este “rimangono” solo 7 giorni di sforamenti, che saranno raggiunti, verosimilmente, entro il mese di Novembre.
  • Il provvedimento del Comune rimarrà in vigore sino a fine Marzo, con l’esclusione del periodo delle feste natalizie …”: se i provvedimenti presi già ci sembrano poco performanti, sospenderli durante le festività (quando saranno più attivi gli impianti di riscaldamento domestico) sarebbe come dire che ci si mette a dieta, salvo sospenderla durante i pasti. Anche il limite temporale della primavera (fine Marzo) sottende un ragionamento che non può essere condivisibile. Esso basa (probabilmente) la sua logica nel fatto che i picchi di concentrazione delle polveri sottili si hanno durante il periodo invernale, periodo nel quale, oltre alle altre fonti (traffico veicolare ed emissioni industriali), si aggiunge il contributo del riscaldamento domestico. Invece giova ricordare che la direttiva europea pone anche un limite di concentrazione medio pesato su base annuale (40 µg per mc); fermare le misure al periodo nel quale viene meno il contributo del riscaldamento domestico è, a nostro avviso, limitativo.
  • Tra i provvedimenti presi dalle Regioni, in concomitanza del verificarsi dei tre livelli di allerta, si annotano quelli riguardanti il traffico veicolare e il riscaldamento domestico, mentre non si fa cenno alcuno a provvedimenti presi nei confronti dei contributi generati dalle attività produttive. Anche se qui il discorso si fa delicato, è doveroso ricordare che se non si pone un freno anche a questi contributi (o almeno ad alcune specifiche categorie), i provvedimenti presi, già essi stessi poco performanti, rischiano di inficiare tutta l’iniziativa.
  • In questo contesto non può non essere sottolineato come non venga posto freno, né a livello nazionale, né a livello regionale, ad attività che, oltre a determinare un consistente contributo all’emissione di polveri sottili, non
    hanno nessuna logica razionale, se non quella di disperdere, in rivoli poco razionali, i contributi alle fonti rinnovabili (e in taluni casi creare anche dei “poltronifici”). D’altronde come giudicare i contributi (come fonte rinnovabile) concessi, in violazione della direttiva comunitaria, all’incenerimento di rifiuti (eufemisticamente, ed ingannevolmente, denominati termovalorizzatori, ma che, da un punto di vista energetico, non valorizzano nulla, anzi, dissipano energia)? e all’incenerimento di qualsiasi tipologia di biomassa? Noi riteniamo che su questo fronte siano indispensabili ed urgenti provvedimenti inibitori totali.
  • Tra i provvedimenti presi dalle Regioni, concordati con il Ministero, non sono state considerate opzioni a complemento della limitazione del traffico e/o alternative al trasporto privato su gomma, tra queste: il potenziamento del trasporto pubblico, l’ampliamento della rete di trasporto pubblico, la realizzazione/ampliamento della rete ciclabile, l’attivazione del servizio di mobility manager a tutte le città/aziende (senza limitazione di numero di abitanti/dipendenti), ecc.

  • Limitatamente all’ordinanza del Comune di Este, se risulta anche comprensibile non estendere la limitazione ad assi viari di grande comunicazione (via Padana Inferiore e via Ateste, ma non dimenticando che è pur sempre usufruibile la superstrada come alternativa) e laddove l’urbanistica concede spazio alla dispersione/diluizione degli inquinanti, meno comprensibile appare la scelta di non limitare il traffico lungo via strette e centrali (via Schiavin, via G. Negri, via Vigo di Torre, ecc).
  • Ma tutto questo resterebbe poco più che una pura disputa dialettica tra opposte visioni, che troverebbe la sua nemesi nella valutazione postuma dell’efficacia dei provvedimenti adottati, se di mezzo, e come posta in palio, non ci fosse la salute dei cittadini. Infatti, l’Agenzia Europea per l’Ambiente, l’Agenzia Italiana e l’ISDE (associazione di medici per l’ambiente) non mancano di ricordarci come le varie patologie connesse all’inquinamento atmosferico causino ogni anno migliaia di morti. Recentemente l’Agenzia europea, dati poi ripresi da ISDE, ha quantificato che in Italia essi siano 80-90.000/anno. Possono sembrare dati asettici, ma in un Comune di 16.000 abitanti come Este, significano oltre 20 morti all’anno; morti che hanno un nome, degli affetti e un carico di lacrime e dolore. A fronte di questi dati, cosa significa limitare i provvedimenti solo ad alcune tipologie di veicoli (euro zero e/o euro uno, ecc) e solo per alcuni periodi all’anno? Non contemplarle tutte (almeno le fonti più impattanti) ha poco significato, come ha poco significato sospendere i provvedimenti durante le festività e/o non appena cessa (a volte solo per qualche giorno) l’allarme più grave. A maggior ragione perché i medici ci ricordano che anche aumenti poco significativi nella concentrazione di polveri sottili incide sostanzialmente nel carico di patologie e di decessi.

Non ci resta che augurarci che vengano presi tempestivamente i provvedimenti ora descritti, sicuramente più efficaci anche se impopolari e che si badi prioritariamente alla salute dei cittadini e non agli interessi economici che si andrebbero a disturbare.

 

Associazione Italia Nostra sez. Este, Associazione “L’Altra Este”, Associazione “Progetto GAIA”, Comitato Popolare “lasciateci respirare”

 

Un commento su “Inquinamento dell’aria a Este e dintorni: osservazioni e proposte delle Associazioni”

  1. Buon giorno. Da tanti anni seguo gli eventi della ex C&C. Leggendo tante “sparate” sulla quantità di quei veleni, ho fatto richiesta specifica e la ex Padova Tre mi ha scritto che la quantità notoriamente riportata da stampa e istituzioni non ha paternità. Fatto un’indagine con tecnici conoscenti il luogo, calcolato l’area (certa), e il contenuto di fanghi spalmato sulla stessa, risulterebbe che all’interno di quei capannoni vi sono depositati circa 26mila tonn. di materiale e non il doppio come si va dicendo da sempre. Nel dire e nello scrivere si fa sempre seguire 12 o 13 milioni di euro per il trasferimento in discarica.
    In novembre del 2015 sono stati trasferiti in discarica 2770 Tonn. di quei rifiuti tossici, i più tossici, a 80 €/tonn. (224000€ per le 2770 Tonn.). Presumendo il trasferimento di 26mila Tonn. a 80 €Tonn. farebbero 2milioni di euro. Interpellato un onorevole dandogli il suddetto calcolo, dopo una ricerca fatta per suo conto, mi ha risposo che quello è stato un “prezzaccio”( proprio così). Forse, dico io, non nelle previsioni di qualche molto, ma molto interessato, a quella bonifica; più della salute degli abitanti della zona.
    Gli amici della Vespa sanno bene come la penso su quella maledetta discarica. Nessuno “vuol prendere il drago dalla testa”, troppi temono i morsi. Cari amici di “La Vespa”, ho iniziato a interessarmi quando ho visto le grandi fotografie esposte in vetrina in via Terme, cioè da molto tempo, interpellando molta gente, e da qualcuno ho avuto ulteriori chiarimenti da voi no.

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